COSTUME E SOCIETA’ – La maestra Rosaria Alterio ricorda i tempi di quando non si prendeva l’autobus, ma si “saliva sulla corriera”

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COSTUME E SOCIETA’ – Salire su una corriera, oggi, è un’avventura, quasi un privilegio perché se non hai un’auto con l’autista che ti accompagni dove devi acciuffarla e ti riporti poi molto più indietro o molto più avanti, quando scendi, per raggiungere la località dove sei diretto, sei fregato. Questo perché, per un’oscura ragione, il “servizio pubblico” deve girare al largo dei centri abitati. Prendiamo ad esempio l’importante linea Napoli-Pescara. Ai tempi del “Si stava meglio quando si stava peggio” si aspettava detta corriera tranquillamente a Portanuova o davanti al bar di Fremmete. Aperta la variante, la fermata si spostò davanti a quello di Di Nardo, più sotto. Fatta l’ultima variante, per accedervi si deve andare da Venafro, muniti di biglietto, a Roccaravindola. Si alternavano “allora” (quando i tagli erano riservati a tutt’altre cose) nella guida due autisti, proprio come due piloti su un aereo e mentre uno guidava l’altro provvedeva a fare i biglietti con calma, una volta issati a bordo.

Arrivati, prendiamo a Roccaraso, la corriera si fermava proprio in piazza, davanti al “Bar Centrale” con la logica di un servizio pubblico, ora forse privato, ma pur sempre un servizio. Attualmente invece va a fermarsi molto più lontano, alla stazione di benzina dell’AGIP, evitando accuratamente di passare per  il centro turistico dove appunto eri diretto. E se l’autista con l’auto “non ti è corso dietro” o non ce n’è un altro ad aspettarti, sempre con l’auto, devi noleggiarne una, se la trovi pronta sul posto o fare un percorso a piedi, magari con uno zaino sulle spalle o un borsone in mano. Gli studenti che frequentavano le università di Chieti, Pescara, Napoli, salivano e scendevano sulle varie corriere senza problemi. Se su una erano esauriti i posti a sedere, molti rimanevano in piedi durante il viaggio, questo non dispiaceva a nessuno; man mano poi che i passeggeri scendevano gli altri si mettevano seduti. Se la prima non riusciva a contenere tutti quelli che erano ad attenderla ne sopraggiungeva subito un’altra. Che questo fosse comodo o scomodo, lecito o illecito non interessa oggi più nessuno; si fa solo per ricordare qualche dettaglio del passato.

È successo invece da poco a una ragazza diretta a Pescara che da Venafro ha dovuto noleggiare una macchina per recarsi in quel di Roccaravindola, ma non aveva fatto in tempo a fare altrove il biglietto e qui si è visto rifiutare il servizio perché ne era sprovvista. Pago la differenza – ha chiesto allarmata-. No, non si poteva. È rimasta giù in preda al panico su una strada pressochè deserta. Forse i posti a sedere erano esauriti (su questo non posso giurarci). Permettetemi un’altra divagazione: non c’è più sulle corriere qualche sparuto “strapuntino” per un caso proprio di emergenza? (Per qualche ragazzo che non lo sapesse lo strapuntino era un piccolo sedile ribaltabile tra una fila e l’altra di sedili normali).

Anche un vecchio signore è stato invitato a scendere da una corriera perché non aveva con sé il fatidico biglietto. Anche costui ha quasi implorato di voler pagare la tariffa suppletiva, ma l’autista lo ha informato che la macchinetta non era funzionante. L’anziano ha guardato il biglietto che una passeggera, appena salita, aveva in mano, come si guarda un miraggio nel deserto ed è sceso agitato inciampando sui due gradini. Su quella lunga enorme corriera c’erano solo due passeggere e questo lo posso giurare perché io personalmente ero una delle due. Nessuno può far nulla per ripristinare un po’ di logica? – Stiamo scherzando? Con tutta la crisi persistente, disoccupazione, sanità allo sbaraglio, la marea di profughi e clandestini che continua a riversarsi sull’Italia, gli scandalosi vitalizi dei politici, si può pensare anche alle corriere? – potrebbe obiettare giustamente qualche benpensante. Se stiamo scherzando davvero continuiamo anche a seminare su strade fuori mano ragazze e anziani.

Per la prossima variante ci vorrà una pista da decollo per raggiungerla e la raccomandazione di un Arcangelo per fare in tempo, nella ricerca spasmodica del posto giusto, per fare un biglietto. Tra i numerosi disservizi questo forse è il più innocuo, ma nessuno protesta. Forse i giovani dovrebbero, ma tacciono. Sono distratti o rassegnati? Nell’uno e nell’altro caso è come se il sole si spegnesse un po’!

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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