
VENAFRO – Finalmente si è fatta piena luce, a seguito di chiarimenti forniti da Ministero della Difesa e Comune di Ruda (Udine), su dove negli anni sono rimasti tumulati ed attualmente si trovino i resti del Caporal Maggiore Tito Atella, venafrano 26enne caduto nella I^ Guerra Mondiale e del quale non si erano avute più notizie.
Il giovane militare, sposato e padre di due figli (uno di due anni e l’altro di appena due mesi, quando il loro genitore dovette partire per la guerra, cosa che avvenne il 25 maggio 1915, con l’arruolamento nel 124^ Reggimento Fanteria e l’immediata spedizione al fronte), trovasi attualmente in forma ignota nel Sacrario Militare di Redipuglia, Sacrario che accoglie oltre 100mila resti di soldati italiani caduti nel corso del primo grande conflitto. Le sue spoglie vi erano state trasferite dal Cimitero di Ruda (Ud) nella prima metà degli anni ’30 all’atto della realizzazione del monumentale Sacrario di Redipuglia e sono situate nell’ultimo gradone in alto, assieme ad altre 30.mila spoglie di soldati.
Su tale gradone vennero realizzate due enormi tombe per contenere ciascuna resti di migliaia di soldati di cui nel tempo si era persa l’identificazione, e tra questi anche lo sfortunato Caporal Maggiore di origini venafrane. In precedenza come detto innanzi il giovane graduato, identificato al momento della morte secondo le informazioni pervenute in questi giorni ai familiari dal Sindaco di Ruda, era rimasto tumulato per circa vent’anni nel Cimitero dello stesso Comune di Ruda (Udine), distante poco chilometri dalla località Perteole, dove il Caporale Maggiore era morto in campo di battaglia alle h 14,00 del 27 ottobre 1915, ossia cinque mesi dopo l’arruolamento e la spedizione al fronte, a seguito di ferita da scheggia di granata alla testa che non gli aveva lasciato scampo.
“Finalmente oggi sappiamo dove riposa il nostro congiunto -spiegano i nipoti- e tanto ci basta. Il Sacrario Militare di Redipuglia, che accoglie i resti di 100mila soldati italiani caduti nel corso della I^ Guerra mondiale compresi quelli di nostro nonno, è il luogo più giusto e ideale perché le sue spoglie avessero decorosa sepoltura, dopo aver sacrificato la sua giovanissima esistenza per la libertà e la democrazia della propria nazione, lasciando una vedova poco più che ventenne e due figli in tenerissima età”.
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