MOLISE – La Regione delle frane

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CAMPOBASSO – Circa 30 mila frane in Molise in un rombo di terra largo si è no  quanto una qualsiasi Provincia del sud, o addirittura un territorio comunale di una media città con un primato assoluto. Un degrado inesorabile che ha compromesso in particolare la viabilità da quella Comunale a quella Statale. I cento milioni di euro annunciati dall’assessore Nagni pronto  a portarli a casa domani, sono, insomma, un caffè rispetto a quanto si dovrebbe spendere per un risanamento radicale o almeno un intervento parziale sulle criticità che mettono a rischio l’incolumità pubblica procurando allo stesso tempo una contrazione antropica notevole in aree quasi diventate quasi inaccessibili dove alcune comunità hanno preferito spostarsi altrove piuttosto che combattere contro una natura a cui non si vuole dare la giusta attenzione e quini la dovuta cura manutentiva indispensabile per tenerla nei contorni morfologici originari e quindi sicuri.  I piani di intervento portati negli anni, diverse centinaia di milioni di euro, sono stati destinati a progetti a pioggia, limitativi nella considerazione del dissesto particolare e generale tant’è che nel corso degli anni è venuto giù tutto, quanto realizzato in maniera particolareggiata nelle aree colpite e quanto esistente nelle zone contigue con danni enormi al territorio e quindi sul piano finanziario. I danni ricordiamo a Civitacampomarano a Castelmauro sulla strada  Fresilia, sulla Statale per Foggia, gli smottamenti nelle contrade di Trivento, le alluvioni e quindi gli straripamenti per la cattiva manutenzione dei corsi d’acqua, sono la cartina di tornasole di quanto la Regione manchi di un Osservatorio su questo settore di un nucleo di valutazione dei danni ambientali aggiornato su dati statistici e tecnici e quindi di relativi programmi di intervento su politiche ambientali e urbanistiche. Inadempienti anche gli Enti Locali presidi del territorio i primi a trascurare la fragilità dei suoli del Molise soggetti tra l’altro a parametri e indici sismici di notevole considerazione nell’analisi del dissesto e quindi delle normative a sua tutela. Ben vengano i 100 milioni dall’Ambiente ma si attui subito un Piano di intervento pronto per qualsiasi emergenza, utilissimo, tra l’altro, per un accesso immediato alle stanze dei Ministeri laddove spesso potrebbero esserci delle risorse specifiche e mirate ma la Regione non è pronta o non è sollecita ad avere nel cassetto elaborati esecutivi.

Aldo Ciaramella

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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