SOCIALE – Baraccati, una lettera al vescovo perché vengano accolti nel convento francescano

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VENAFRO – Fa freddo, al mattino presto il barometro si ferma a livello 0 o anche al di sotto, ed allora giocoforza Paola e Pasquale, “i baraccati” di Venafro che senza ombra di interventi da parte delle istituzioni (!) hanno iniziato il terzo anno di vita tra gli ulivi del Campaglione prima in una impossibile baracca metallica e quindi in una quanto meno più accogliente e decente roulotte donata loro da privati, Paola e Pasquale -si diceva- al mattino lasciano il loro uliveto di via Mura Ciclopiche alla ricerca di un po’ di tepore, intrattenendosi  in qualche bar della città e sorseggiando un bicchiere di latte caldo o un caffè per combattere il freddo del periodo.
Lo fanno in maniera discreta, assolutamente composta com’è nel loro stile di vita, sempre attendendo interventi in loro favore da parte delle istituzioni pubbliche sotto forma di assegnazione di un alloggio popolare, interventi però che continuano incredibilmente a mancare nel silenzio assordante ed inconcepibile di tutto e di tutti.
Dopodiché Paola e Pasquale, 54 anni la donna che è invalida e cieca civile e 60 l’uomo, lei appoggiata al bastone metallico con cui procede e lui con la busta della spesa in mano, se ne tornano in silenzio all’uliveto del Campaglione per un’altra giornata di difficoltà dovute al freddo ed alle loro delicatissime condizioni abitative. Tra l’altro sono privi di un wc, e la cosa dura da oltre due anni! Ebbene la civile Venafro e le istituzioni provinciali e regionali che ben conoscono la tristissima storia dei due continuano come le tre scimmie a coprirsi occhi, bocca ed orecchie per cercare di non vedere, non sentire e non sapere, senza però riuscirvi affatto. No, assolutamente non si possono condividere atteggiamenti siffatti, sapendo delle difficilissime giornate di Paola e Pasquale da due anni a questa parte.
Ed allora, constatato l’assordante silenzio di tutto e di tutti, e la mancanza del benché minimo intervento pubblico, il movimento popolare “I Venafrani per Venafro” ha pensato -quale ultima “ratio”, come soluzione estrema- di bussare alle porte del Convento Francescano della città perché ospiti temporaneamente la coppia -in attesa dell’assegnazione di un alloggio popolare- togliendola finalmente dall’uliveto, dal freddo, dall’umidità e da tant’altre difficoltà quotidiane. Una lettera in tal senso è infatti partita all’indirizzo del Vescovo d’Isernia/Venafro e del Padre Provinciale della Provincia Monastica di S. Angelo e P. Pio da cui dipende la struttura conventuale venafrana perché prendano a cuore la triste storia di Paola e Pasquale ed aprano loro le porte del Convento venafrano, seppure in via temporanea e provvisoria.
Seguiremo l’evoluzione di tutto quanto, perché finalmente Paola e Pasquale recuperino una vita dignitosa e civile, com’è certamente nei loro diritti di essere umani.


Tonino Atella         

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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