
CULTURA – Le filastrocche illustrate da maestre e maestri di un tempo, apprese a memoria (esercizio, purtroppo, oggi sempre meno in uso nelle scuole) con tanta passione dai piccoli scolari dei decenni andati e che mamme e nonne volentieri riproponevano a figli e nipoti per istruirli, educarli, farli divertire, intrattenerli e vederli crescere nel sapere e nella consapevolezza delle cose della vita quotidiana. Tra le tante, bellissime ed assai care filastrocche dei tempi andati, occupava un posto di rilievo l’indimenticabile “I mesi dell’ anno“, “rispolverata” dall’oblio dei tempi dall’ins. Rosaria Alterio di Venafro, che tante generazioni ha visto crescere e “portato per mano” tra i banchi di scuola. Riproponiamo senz’altro “I mesi dell’anno” nella certezza di fare cosa gradita a tanti. Il testo dell’indimenticabile filastrocca che raccontava l’anno intero: “Gennaio, mette ai monti la parrucca; Febbraio, grandi e piccoli imbacucca; Marzo, libera il sol da prigionia; Aprile, di bei colori orna la via; Maggio, vive tra musiche ed uccelli; Giugno, ama i frutti appesi ai ramoscelli; Luglio, taglia la messe al solleone; Agosto, avaro e ansante la ripone; Settembre, i dolci grappoli arrubina (cioè arrossa, ndc); Ottobre, di vendemmia empie la tina ; Novembre, ammucchia aride foglie in terra; Dicembre, ammazza l’anno e lo sotterra“. Filastrocca bella, simpaticissima, cadenzata ed oltremodo utile perché istruttiva e ricca di tanto sapere e saggezza popolare. Ed allora, viva le filastrocche delle nostre nonne, assolutamente preziose per tutto quanto trasmettevano e che ancora oggi offrono tanto sapere a bambini e fanciulli del terzo millennio.
Tonino Atella
© RIPRODUZIONE RISERVATA













