REGIONE – Area di crisi, ancora molte le ombre

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CAMPOBASSO – Area di crisi subito alla perimetrazione definitiva. Da Venafro a Bojano comprese le aree dell’indotto. Entro maggio o giugno, promette il nuovo assessore regionale alle attività produttive Carlo Veneziale, si passerà alla fase esecutiva e quindi agli strumenti operativi. Da qui ai Bandi.  Tutto chiaro sulla carta, ma di questo tipo di riconoscimento ministeriale di accompagnamento alle attività imprenditoriali e alle aziende non si conosce nulla tant’è che la polemica che contraddistingue il confronto sindacato Regione è già fortissima. Le parti sociali si sono fatte subito avanti. Soprattutto la Cgil. L’allargamento dell’area a quelle piccolissime isole produttive che comunque hanno collegamento o sono di supporto ad aziende che insistono direttamente nel perimetro riconosciuto dallo Stato e dalla Regione hanno il diritto a ristori finanziari attraverso incentivi per la ripresa e il miglioramento aziendale. Un’ intervento che i sindacati contestano definendolo un’invasione di campo che andrebbe a mutilare risorse ancora non definite da attribuire a strutture produttive dell’area di crisi e non ad altro. Uno sconfinamento di quest’ultima suonerebbe come la solita politica clientelare che niente avrebbe  a che fare con le problematiche di declino industriale locale a cui la normativa dell’area di crisi dovrebbe essere indirizzata e come un’operazione da respingere al mittente. Non sarà così per il nuovo assessore Veneziale. Quest’ultimo, infatti, ha garantito che l’indotto è espressamente declinato nel decreto ministeriale e per nulla elaborato verso politiche regionali che vorrebbero tendere su programmi a pioggia. A parte ciò la verità è che l’area di crisi secondo i timori del sindacati potrebbe rivelarsi un finanziamento coopartecipato che accontenterebbe un po’ tutti e quindi nessuno lasciando in piedi problemi enormi e irrisolti soprattutto della Gam e di altre grosse ditte in crisi. Un ragionamento di una certa logicità a cui si aggiunge tra l’altro l’incertezza sulla natura delle future rimesse assegnate per l’area di crisi. Certamente non sono più i tempi dell’atr.15 quando nel 2003 quando circa 320 milioni di euro avrebbero dovuto rilanciare la ripresa produttiva della regione nel post alluvione e terremoto e certamente non sono i tempi della legge 488 del 1988 quando la compartecipazione finanziaria cadeva in altri momenti  per le imprese che sebbene non nelle condizioni finanziarie attuali anche lì moltissime  furono le risorse che rimasero non spese perché  non ebbero la capacità economica di concorrere con il 20 –  40% di soldi propri indispensabili per incassare le misure straordinarie statali. In una situazione di estremo disagio e contrazione economica con moltissime imprese e industrie in sofferenza quali le aziende che sarebbero in grado di accedere a finanziamenti? Quest’ultimi, perciò,  se non saranno del 100 per cento e senza la vigilanza sugli stati di avanzamento rimarranno sicuramente nella Banca d’Italia o nelle Tesorerie provinciali. Senza rincorrere trionfalismi o valutare situazioni che poco hanno a che fare con la sostanza del provvedimento, sarebbe pertanto, indispensabile da subito conoscere i rapporti  le agevolazioni e le condizioni di sostegno per rimettere in moto il rilancio aziendale altrimenti è tutto fumo quello che si consuma al momento con il risultato di un flop annunciato. Gli strumenti operativi o sono tali in tutta loro concretezza per le imprese ormai tutte o quasi decotte o quest’altra grande operazione chiamata di aiuto ad un’area di crisi è soltanto demagogia.

Aldo Ciaramella

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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