ECONOMIA – Negozi chiusi e abbandonati, corso Garibaldi nella desolazione

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ISERNIA – Sono sempre più numerose le saracinesche che restano abbassate sul corso principale di Isernia, regalando alla città un aspetto desolante e spettrale. Il capoluogo pentro rischia, giorno dopo giorno, di diventare uno spazio dormitorio, a dispetto di quanto negli anni è stato fatto per assicurargli lo status di cittadina di provincia.
Un fenomeno ormai da troppo tempo sotto gli occhi di tutti. Basta fare una passeggiata lungo corso Garibaldi per osservare locali sfitti, luci spente, vetrine impolverate e serrande serrate da anni. Spazi commerciali abbandonati e lasciati, da un momento all’altro, nello squallore più totale.
Altri due negozi chiuderanno a breve i battenti, Piazza Italia che sta per trasferirsi a Roccaravindola,  nello stabile dell’ex City fashion, e Terranova che si sposterà invece a Campobasso, creando altri due enormi vuoti su quella che doveva essere la strada commerciale e viva della Città.
Una desolazione e un degrado che non hanno lasciato indifferenti i cittadini e che hanno innescato un acceso dibattito sul web.
Tra le cause di questa drammatica situazione, crisi a parte, ci sarebbero i costi onerosi degli affitti, che fanno fuggire i commercianti o li obbligano ad aumentare i prezzi, ma anche le scelte dei consumatori, poco inclini all’acquisto in loco, e che preferiscono di gran lunga spostarsi nei grandi centri commerciali o negli outlet delle regioni limitrofe, alla ricerca dell’affare e dell’assortimento.
Quello che gli isernini ora chiedono, prima che sia davvero troppo tardi,  sono soluzioni. Idee per non far morire una città ormai in grave sofferenza.
Politiche di defiscalizzazione per i proprietari degli immobili o di sostegno per i commercianti, o ancora incentivi per invogliare la popolazione a fare acquisti sul posto, ma anche maggiori controlli per assicurare che i locali vuoti non si trasformino in veri e propri immondezzai, deturpando così il decoro urbano. Insomma, una “bella gatta da pelare”, assicurano in molti, per chi sarà chiamato ad amministrare il capoluogo nei prossimi cinque anni.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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