AREA DI CRISI – E’ iniziato il tiro alla… giacchetta

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CAMPOBASSO – Evviva la litigiosità! Come avevamo annunciato nei giorni scorsi l’area di crisi diventa una giacchetta dove tutti si aggrappano per poter restare a galla. Non è passato neanche una settimana che la sua delimitazione i suoi criteri, ripetiamo, ancora, tutti da verificare, sono entrati in un tormentone fastidioso degno della politica della prima Repubblica. Altro errore commesso. Siamo seri e giudiziosi. Se lo spirito è stato sempre quello iniziale di aiutare le aziende in crisi, quelle che per anni hanno mantenuto in qualche maniera solido il tessuto sociale e occupazionale locale e cioè le filiere dell’avicolo della moda e del metalmeccanico, affossatesi tristemente in fallimenti e disastri finanziari inenarrabili, perché non è stato valutato uno scudo finanziario e programmatico tale che potesse sostenere solo tale sistema produttivo che coinvolge con l’indotto circa diecimila posti di lavoro invece di aprire i cancelli a chi bussa per soldi: Comuni e aziende che non hanno nulla a che vedere con questo ombrello consegnato alla Regione dal Ministero dello sviluppo economico e che sta sviluppando le solite liti e separazioni alla molisana. L’ allungamento dell’area di crisi viene e una sua insolita implementazione con un indotto indecifrato contestata da alcuni Comuni e da sindacati. Le amministrazioni comunali di Pettoranello, Campochiaro e Venafro temendo ovviamente la polverizzazione delle risorse in arrivo attraverso una sorta e temuta ricaduta a pioggia, una 50 di milioni di euro (attenzione da impegnare insieme a coofinanziamenti a carico delle aziende), hanno protestato. Alcuni sindacati di categoria polemizzano naturalmente e si chiedono perché l’area di crisi non viene trasferita anche a Termoli allo Zuccherificio sottolineando quanto accade nell’edilizia e nel polo industriale di Termoli. Tutti chiedono tutti si aggrappano al mantello con il rischio che si cada in un altro art. 15 con finanziamenti impensati a programmi e interventi strabilianti dal punto di vista della originalità virtuale degli stessi con l’inevitabile conseguenza di non risanare e bonificare alcuna filiera. Le risorse stabilite dai decreti dell’area di crisi saranno assegnati con la formula della partecipazione aziendale. Ossia accede alla cassa dopo aver dimostrato di avere un programma di risanamento congruo e di respiro occupazionale e di ricadute sociali chi ha la disponibilità a tirare fuori i propri quattrini come recita il dispositivo legislativo ministeriale.

Aldo Ciaramella

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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