CASA – Non paghi sette rate del mutuo? La banca potrebbe prendersi la casa

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ECONOMIA – Sale lo scontro tra la tutela dei diritti dei cittadini comuni e quelli del sistema bancario, su un terreno di confronto particolarmente sentito: quello dei mutui per la casa. Nell’ambito del recepimento di una direttiva europea sulla trasparenza dei contratti stipulati da banche e clienti, si inserisce un codicillo che permette alle banche di diventare proprietarie delle case acquistate attraverso un mutuo da loro erogato, se il debitore salta 7 rate di pagamento, per venderle e incassare quanto spetta loro senza passare dal Tribunale. Quest’ultima è la novità rilevante, considerando che già il Testo unico bancario prevedeva la possibilità di far scattare le procedure esecutive dopo il mancato pagamento di 7 rate.

Una eventualità che ha dato il là alla protesta delle associazioni dei consumatori e delle opposizioni. “Hanno già aggredito i nostri stipendi, i nostri posti di lavoro, i nostri risparmi. Adesso vogliono mettere le mani sulle nostre case. Renzi, #semitocchilaCasa degli italiani sarà un Vietnam dentro e fuori il Parlamento”, ha scritto il vicepresidente della Camera, Luigi Di Maio (M5S). “Non faremo abolire il principio che sia il giudice a decidere se una banca può metter le mani sulla casa”, fa eco Daniele Pesco, capogruppo in Commissione Finanze. Proprio in Commissione riprenderà mercoledì l’esame del testo: si prospetta un acceso dibattito, anche se dal Parlamento arriverà un parere solo non vincolante. Per altro, bisogna risolvere un giallo legislativo: lo stesso provvedimento è in trattazione nell’ambito della legge di delegazione europea e bisogna quindi sciogliere l’intreccio per procedere. Le opposizioni vorrebbero trattarlo in quell’ambito, che obbligherebbe il governo a passare dal giudizio dell’Aula e non solo delle Commissioni.

Le nuove leggi. Il nocciolo della questione sta nel nuovo articolo 120-quinquesdecies del Testo Unico Bancario, che disciplina i casi di “inadempimento del consumatore” evitando le procedure di esecuzione. La legge prevede che se il debitore salta il pagamento di sette rate del mutuo, il finanziatore può adottare le procedure per “gestire i rapporti con i consumatori in difficoltà nei pagamenti”. Alla banca e al sottoscrittore del mutuo il decreto di recepimento della direttiva Ue lascia la facoltà di inserire nel contratto la previsione che la casa ipotecata venga restituita alla banca, perché sia venduta, in caso si verifichino sette mancati pagamenti. In questo modo, la banca può rientrare del finanziamento, fatto salvo l’obbligo di restituire al consumatore l’incasso extra ricavato.

Come notano i tecnici della Camera, la ratio dovrebbe esser quella di snellire le procedure in caso di inadempimento del pagatore. Si sa che in Italia le escussioni immobiliari sono molto complesse e i tempi per realizzare un incasso da una casa pignorata sono di circa 7 anni. E’ uno dei fulcri del problema della crescita delle sofferenze delle banche. Con un simile procedimento, gli istituti potrebbero godere di una “garanzia” molto più forte per le loro erogazioni. Chi difende la norma, sottolinea come la vendita in tempi stretti sia un vantaggio anche per il debitore, che non vedrebbe il bene depauperarsi come avviene nel caso delle vendite giudiziarie e quindi avrebbe maggiori chances di incassare qualcosa. In un’ottica di sistema, quindi, i tecnici si aspettano un miglioramento delle disponibilità di credito da parte delle banche, con condizioni migliori per chi deve sottoscrivere un prestito.

Il busillis è nella definizione di quel patto tra banca e consumatori, che dovrebbe appunto oliare tutte queste procedure. Si scontrano la concezione di “patto marciano”, che esiste nella prassi pur non essendo codificato dalla legge, e quello “concessorio”, espressamente vietato dall’articolo 2744 del codice civile. La differenza tra i due sta nelle garanzie che si danno al debitore. Nella forma concessoria, il patto dispone che in caso di impossibilità a ripagare il debito, il bene a garanzia passi nelle disponibilità del creditore, che lo può vendere e tenere per sé tutto l’incasso. Nel caso del patto marciano, invece, l’eccedenza di realizzo torna al debitore. Per questo aspetto, la nuova norma appare in linea con il patto marciano, garantendo la plusvalenza a chi ha sottoscritto il mutuo. Un’altra garanzia riguarda il fatto che il valore del bene, sulla cui base procedere alla vendita, deve esser stimato da un perito terzo, scelto di comune accordo dalle parti.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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