SANITA’ – Il Molise risponda al governatore De Luca

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CAMPOBASSO – “Abbasso” la mobilità sanitaria attiva. O quanto meno si indaghi perché si allarga dalla Campania al Molise. E’ stupefacente quanto ci arriva dal governo campano e soprattutto dal Governatore De Luca che parlando del riordino della sua sanità evidenzia la migrazione della gente partenopea e sannita soprattutto su offerte di eccellenze che esistono nel territorio molisano. Evidentemente ignorando un fenomeno antico che si connota verso altre Regioni, dal Sud al Nord e quindi anche dalla Campania, soffermandosi su quel 40-50%  della mobilità attiva che il Molise riceve soprattutto nelle strutture di alta specializzazione della Neuromed e della Cattolica e non riconoscendo quel diritto della libera scelta come diritto inalienabile per ogni paziente e cittadino, vincolo per un’assistenza sanitaria a misura di rapporto fiduciario utile a migliorare la prestazione in chi la riceve.  Il pagamento delle tasse a cui ogni cittadino si sottopone è riferito ad un sistema di fiscalità diretto e indiretto, ragione per cui le tasse vengono onorate per ricevere assistenza in tutti gli ospedali e case di cure pubbliche e convenzionate che si trovano in Italia, ora anche in Europa. Si parla di lusso per chi va fuori dalla propria regione o di gente che può permetterselo. E’ l’esatto contrario. Ci si ricovera fuori per necessità perché evidentemente si cerca l’ospedale altamente specializzato il più affidabile possibile verso cui si ha maggiore fiducia con disagi angosce e spese soprattutto per i familiari che devono seguire i pazienti. Per annullare  i viaggi della speranza ci sarebbe bisogno di un sistema sanitario di alta specialità dappertutto. In questo modo si eliminerebbero, almeno sulla carta, tante disparità, discriminazioni e scelte. Un progetto faraonico irrealizzabile pieno di sprechi. Alla Campania che ora si sveglia per la migrazione sanitaria dei suoi assistiti, pochi in Molise rispetto agli 82 mila che scappano in tutte le regioni dello stivale, ricordiamo che la sanità è un bene o un servizio di necessità. Spesso gli accordi di confine o il concetto di solidarietà per l’utilizzo di alcuni di questi beni laddove ci sono, rappresentano un obbligo più che un dovere per le comunità o le istituzioni che li amministrano e li gestiscono. Rileviamo ad esempio, che da anni la Campani utilizza l’acqua (in media circa 50 milioni di metri cubi) del Molise con captazioni dalle sorgenti del Biferno pagandola a bassissimo prezzo, circa 4 centesimi a metro cubo. La stessa viene rivenduta dalle Amministrazioni comunali ai cittadini solitamente dai 50  ai 70 centesimi. Ma l’erogazione di acqua dal Molise non si ferma solo al Biferno. La Campania, infatti, da circa una ventina di anni preleva dal venafrano o meglio dal San Bartolomeo e dalla sorgente Peccia per circa 3,5 metri cubi al secondo mai contabilizzati da alcun accordo diretto tra le due Regioni, gestiti invece, da Eni acque. I luoghi di prelievo di proprietà della Regione sono stati affidati in passato all’Erim. Insomma ce n’è molto da discutere con la Campania e con il governatore De Luca. Materie da rivedere e da ricontrattare alla luce di considerazioni come questa della sanità. Il trasferimento dell’acqua alla Campania pur rimanendo un bene che rientra e appartiene ad una disponibilità solidale e di consumo contiguo soprattutto tra comunità regionali come Campania e Molise, rimane un problema irrisolto trascinatosi per troppi anni senza una risoluzione di vantaggio per il Molise. Gli accordi di confine o integrati devono concretamente realizzarsi  su vari livelli  comprendendo la mutualità di beni e servizi secondo accordi e patti a volte anche di project financing stabiliti su attribuzioni di risorse statali e progetti interregionali dove ognuno mette la sua parte secondo alcuni obblighi e cessioni di solidarietà.

Aldo Ciaramella

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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