SANITA’ – Ostetricia/Ginecologia, Giannini pronto a confronto con Leneomamme

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ISERNIA – Il primario del reparto di Ostetricia e Ginecologia del Veneziale, Flavio Giannini, ha accolto positivamente la richiesta de “Leneomamme”, un gruppo nato tre anni fa da tre donne, che intraprendere il percorso della maternità, e che, ad oggi, conta più di 400 membri. Nei giorni scorsi il primario si è detto disponibile ad un incontro per discutere delle proposte utili, frutto dell’esperienza delle utenti isernine, per la salvaguardia del reparto.

Qualche settimana fa – spiegano le neomamme- è nato un interessante dibattito sull’attuale situazione della sanità molisana. Essendo a conoscenza del reale rischio di chiusura del reparto di ostetricia e ginecologia, abbiamo pensato a come poter fare in modo che le mamme scelgano l’Ospedale di Isernia anziché altre strutture ospedaliere. Da qui è nata spontaneamente l’idea di mettere a disposizione del personale medico e dei dirigenti il nostro contributo attraverso alcune proposte che riteniamo possano significativamente migliorare i reparti e far sentire le mamme accolte e al sicuro, serene di poter scegliere l’Ospedale di Isernia anziché altre strutture. Vogliamo fortemente che il reparto di ostetricia e ginecologia raggiunga e superi le famose 501 nascite che vengono richieste per evitarne la chiusura”.

Ma cosa chiedono le neomamme?

Flessibilità di orario per i corsi pre-parto (mattina-pomeriggio-sera) per consentire a tutte le mamme di parteciparvi. Presenza e coinvolgimento attivo di un’ostetrica presso il consultorio durante il corso pre-parto.
Travaglio e parto: sarebbe gradito dare alle gestanti l’opportunità di scegliere la posizione per partorire (non necessariamente da sdraiate) ed avere una o più sale travaglio accoglienti, dotate anche di pochi accorgimenti essenziali come stereo, vari tipi di seduta, corde, ecc. (alcune ostetriche si avvalgono già di questi strumenti e noi vorremmo che diventasse una prassi).
Possibilità di somministrare l’epidurale a chi ne fa richiesta.
Incoraggiare, nei casi in cui è possibile, il parto naturale anche dopo un cesareo. Nel caso specifico dei parti cesarei, ci piacerebbe fosse data, da subito, alla madre, la possibilità di stare col neonato e, nel caso non fosse possibile, di dare la stessa opportunità al padre, ritardando pratiche come il primo lavaggio, la prima pesata e il taglio del cordone in favore del primo contatto tra madre e neonato.
Sostenere l’allattamento: fare sempre in modo che madre e neonato siano a contatto da subito e per il tempo necessario per favorire l’attaccamento al seno (sarebbe auspicabile maggiore presenza ed empatia da parte delle ostetriche).
Inoltre, allattamento a richiesta vuol dire non avere poppate prestabilite ed evitare ciucci, aggiunte e glucosate (salvo diverse indicazioni del medico che però andrebbero comunque portate all’attenzione dei genitori per chiederne il consenso alla somministrazione); portare il più possibile i neonati nelle stanze riservate alle mamme oppure chiamare le mamme nel nido per attaccarli a richiesta.
Non dovrebbero esserci discordanze tra il personale del nido e il personale del reparto di ostetricia. La definizione di una linea unica sull’allattamento è necessaria. Attualmente accade che, da un lato le ostetriche e i ginecologi raccomandano di allattare a richiesta, dall’altro le infermiere del nido consigliano di allattare con orari fissi: un evidente paradosso.
Richiesta del rooming-in (neonato accanto alla mamma, con massimo due madri per stanza e  possibilmente con bagno in camera); nel caso il rooming-in non fosse fattibile, basterebbe portare il neonato tutto il giorno alla madre e di notte farlo allattare a richiesta.
Evitare visite di parenti ed amici (da consentire eventualmente solo in aree preposte, in assenza dei neonati e non negli orari in cui mamma e/o neonato mangiano).
Focalizzare l’attenzione sull’igiene in quanto attualmente non rappresenta un punto di forza dei reparti in questione.
Assistenza alla neomamma: consentire l’ingresso e l’assistenza a qualsiasi ora di un parente scelto dalla neomamma (sia per il cesareo che per il parto spontaneo).
Supporto pre e post parto: assistenza domiciliare di un’ostetrica che segue le neomamme per una settimana dopo il parto
Gruppi di allattamento: un giorno a settimana si potrebbero riunire, in un locale messo a disposizione dalla struttura sanitaria, le donne che cominciano ad allattare e quelle che allattano da più tempo (in qualità di volontarie), tutte con il loro piccolo lattante. Nella prima mezz’ora dovrebbe essere presente anche un’ostetrica che spiega le varie tecniche e sostiene l’allattamento. In questo modo sarebbero favoriti il confronto e il rispecchiarsi delle mamme che vivono esperienze simili. I gruppi sarebbero quasi completamente autogestiti e il costo sarebbe più che sostenibile. La struttura dovrebbe solo mettere a disposizione una stanza e una professionista. L’assistenza post parto per l’allattamento è una realtà in essere nell’Italia del nord, dove il consultorio organizza persino corsi di massaggio neonatale gratuiti. Per far decollare questo tipo di iniziative basterebbe consentire al consultorio di ricevere il supporto di volontarie, tra cui mamme tutor, giovani ostetriche che vogliono fare esperienza, medici volontari o in pensione, ecc.
Un corso di counseling relazionale per tutto il personale dei reparti (infermieri, ostetriche, dottori e portantini): una sana ed equilibrata relazione tra paziente e personale migliorerebbe la qualità della degenza.
In particolare nel reparto di pediatria, abbiamo immaginato stanze e corridoi più colorati.
“Saremmo felici – affermano – di poter dare il nostro contributo per restituire un aspetto più confortevole al reparto. A questo scopo potremmo coinvolgere le mamme con maggiore talento artistico e “prenderci cura” insieme a voi dei piccoli pazienti e dei loro genitori. Saremmo felici inoltre di donare giochi e libri da mettere a disposizione dei bambini.
Raccomandiamo l’applicazione dei dieci passi per l’allattamento UNICEF-OMS: ci piacerebbe che il reparto acquisisse i requisiti per entrare nella rete ospedali amici dei bambini”.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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