ECONOMIA – Questo turismo non fa “primavera”

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CAMPOBASSO – Pasquetta tutto esaurito nel settore ricettivo rurale soprattutto nei luoghi della ristorazione mordi e fuggi e dell’agriturismo. I ritrovi a tavola sono un conto in banca per gli operatori del settore perché la gente molisana giammai vi rinuncia per una tradizione che vede la cucina e il vino protagonisti. I prodotti del posto, tipici, e la cucina sono quelli di sempre. Pasta di casa, carne e quindi maiale e agnello alla brace contorni vino e pasticcini antichi della nonna. Tutto all’insegna del pranzo a lunga gittata che si trascina fino a sera. Buona ma non eccezionale l’affluenza nei luoghi del turismo invernale, Campitello e Capracotta. Le nevicate dell’ultima settimana hanno innevato bene le piste delle due località almeno fino a ieri poi la pioggia della notte scorsa ha assottigliato la coltre di neve soprattutto sul Matese dove la Pasquetta ha fatto registrare un discreto numero di persone e di patiti della scampagnata in montagna ma non  numeri da record. Tra l’altro una mancata organizzazione degna del periodo e anche di altri a dire la verità e degne manifestazioni eno-culinarie tipiche e frequenti delle festività pasquali che numerose invece si volgono altrove in altre regioni attirano certamente meglio il turista che va a caccia della gustosità e dell’eccellenza particolare anche e soprattutto del posto e non dei soliti <cavatiell e saucicc>. Meglio a Capracotta che invece comincia a capire dove e come bisogna orientare il turismo anche di nicchia con una recettività e una tradizione culinaria certamente più fantasiosa tradizionale genuina e attagliata al territorio. Qui il binomio neve e perciò sci di fondo ed enogastronomia funziona bene, peccato che anche qui non si riesca a prevedere un periodo invernale ben coordinato con questo tipo di intrattenimento. Nell’Altissimo Molise c’è tutto ma manca quella spinta per un decollo superbo e definitivo. Bisogna darsi da fare in questa direzione. Ahimè per i posti d’arte! Altilia come sempre con sparute presenze, quelle di passaggio e di curiosità e nient’altro senza alcuna assistenza o servizio per alimentare l’interesse di quei pochi che programmano la visita agli scavi così come Castel San Vincenzo, il Paleolitico di Isernia e gli anfiteatri di Pietrabbondante e di Larino. Manca una politica di marketing territoriale mediatica strutturale e logistica, necessaria anche per le indicazioni e le individuazioni dei luoghi d’arte turistici (Si mettano bene in evidenza le tabelle segnaletiche a cominciare dallo svincolo dell’autostrada, da Cassino in avanti!), e in particolare una programmazione di bonifica e di facile accesso a questi luoghi, una formazione di personale adeguato per l’informazione al visitatore così come pacchetti di offerte che dal culturale all’archeologico all’ambientale, spazi fino alla fruibilità di un contesto turistico territoriale raggiungibile e visitabile soltanto in qualche giorno. Un intervento in tal senso a largo raggio studiato e messo a punto dalla Regione con le Agenzie e le Associazioni di settore locali e nazionali veicolando sempre più in Molise quelle comitive che dalle grosse città del sud e anche del nord si spostano verso la Puglia e l’Abruzzo. E’ impensabile che il turismo si possa fare con quattro castelli aperti in questo periodo per poi chiuderli durante l’ anno o aprirli a giorni alterni perché non c’è personale o non ci sono guide per l’assistenza al visitatore.  Non si può continuare ad affidare la manutenzione culturale di alcuni posti chiave simbolo e bandiera dell’identità molisana ad associazioni o a studenti, bravissimi, educati a un improvvisata formazione o informazione che non possono, però, diventare per motivi chiaramente oggettivi presidi permanenti di un programma così impegnativo. E’ indispensabile una politica di buon gusto programmatico e professionale verso un patrimonio anche se piccolo ma di valore e proprio per questo agevolmente gestibile. Qualche centinaio di migliaia di euro all’anno messi in Bilancio dalla Regione per tenere in piedi un settore che dovrebbe essere l’asse portante dell’economia locale sono ridicoli. Si abbia il coraggio, diversamente, di privatizzare tutto e di affidare  ad imprenditori anche provenienti dall’estero la promozione e il governo del territorio laddove ci potrebbe essere l’attrazione turistica. Quello in atto sinceramente è un turismo da baraccone.

Aldo Ciaramella

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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