SANITA’ – Cattolica e Neuromed non ci stanno

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CAMPOBASSO – Piani operativi, una mina con micce ancora accese che scoppiano una ogni giorno annunciando ancora battaglia sebbene ci sia stato un accordo a tre (Ruta Leva Frattura) che pare tuttavia non abbia convinto alcuno. Eravamo stati buoni profeti qualche giorno fa quando avevamo avanzato dubbi sulla pienezza dell’intesa e sulla rappresentanza riconosciuta in essa. Ecco, infatti, il giorno dopo, i Comitati annunciare nuove manifestazioni di piazza (il 19 maggio), il sen. Di Giacomo programmare un’interrogazione ai ministri Lorenzin e Padoan e soprattutto i vertici di Neuromed e Cattolica urlare un po’ di rabbia e incredulità su modifiche che sembrano vadano nettamente a scontrarsi con quanto concordato con il tavolo tecnico ministeriale prima della Conferenza stampa di venerdì laddove si annuncio un’ integrazione pubblico privato a favore del primo. Un bel pasticciaccio che dopodomani sarà sottoposto ad altra verifica al tavolo tecnico con i due Ministeri. Qui la Regione andrà (?) a mettere sotto il filtro del Governo la sua proposta di Piano che non sarà, perciò, la prima, quella già valutata, ma una seconda modificata e corretta. Contro le indicazioni dei due Ministeri? E se sarà così passerà? Ovviamente sia Neuromed che Cattolica respingono al mittente quanto illustrato venerdì pomeriggio da Frattura Ruta e Leva. La Cattolica con l’arrivo del Cardarelli dichiara impossibile una governance a conduzione pubblica con 4 esponenti regionali e uno di marca Fondazione e non accetta in casa propria una rivoluzione e forse un”invasione” di campo di questa portata chiamata integrazione. L’istituto specialistico di Pozzilli da parte sua non condivide i criteri e i contenuti dell’azione che hanno portato alla rielaborazione dei Piani operativi. Da Pozzilli viene ribadito, pertanto, che la Regione, attraverso un accordo con il Ministero della ricerca e della salute sul rinnovato riconoscimento di Irccs, istituto di ricerca, a Neuromed, ha autorizzato in effetti nella propria programmazione regionale supporti specifici in accreditamenti e posti letto verso la clinica venafrana che ha avviato investimenti in tale direzione. Ritornare indietro, per la proprietà, significa annullare questa scelta di campo e quindi procedere a tagli alle proprie attività già sostenute da investimenti notevoli in personale, attrezzature e quant’altro. Un suicidio imprenditoriale e una limitazione fatale, a questo punto, per una sanità di alta qualità che attrae dall’esterno per la sua eccellenza e costituisce, tra le altre cose nel venafrano un sistema di microeconomia che ruota attorno alle due strutture di ricerca e ospedaliera e quindi fa reddito con un indotto commerciale ben individuato.

Aldo Ciaramella

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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