LAVORO – Il 1° Maggio progetti la “dignità” per tutti

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CAMPOBASSO – Alla vigilia del 1 maggio della festa dei lavoratori accogliamo e pubblichiamo interamente la nota di Michele Petraroia, ex segretario regionale della Cgil e assessore regionale al lavoro fino a qualche settimana fa, attualmente consigliere Dem postosi solo da poco fuori dal Pd e quindi nel gruppo misto, osservatore attento del mondo del lavoro. Avrei voluto intervenire con una nota personale per il prossimo 1° maggio, ma il suo elaborato come momento di profonda riflessione storica e punto di osservazione di quanto succede a livello più generale, credo sia abbastanza integrato e puntuale con quanto accada oggi a ogni livello istituzionale, locale e nazionale. Ripeterci e dilungarci su quanto non va in regione e sulle politiche e sul mondo del lavoro ma soprattutto della disoccupazione, ci sembra ripetitivo e noioso. Le istituzioni locali sanno quanto devono fare ed ogni giorno che passa è sempre più tardi. Quella di domani è la festa della festa che non c’è più, del lavoro che non c’è mai stato negli ultimi vent’anni, che c’è per pochi e ci sarà per i fortunati, amici del potere, e per quei pochi, e qui ci alziamo tutti in piedi, bravissimi di cui non se ne può fare a meno. La speranza, sempre fiacca, è quella di poter raccontare ogni anno di questi giorni qualcosa che riporti l’entusiasmo per un futuro che non si riesce a ricostruire con le dovute prospettive, un percorso di vita con un quadro riformatore certo sul lavoro sicuro che riconsegni, a chi non ce l’ha, la giusta dignità nel confronto con tutti i livelli sociali.  Petraroia attraverso il suo excursus anche storico augura un percorso del genere che dovrebbe rappresentare per ognuno un naturale e normale punto di partenza e un traguardo accessibile e insostituibile per lo sviluppo e il mantenimento della propria identità, morale e umana:< Gramsci, caduti per i propri ideali in difesa dei lavoratori, mai avrebbero potuto pensare negli anni Venti del 900, che nel terzo millennio, il sistema capitalista con le sue sofisticate evoluzioni finanziarie, non si sarebbe limitato a perpetuare le discriminazioni tra chi ha e chi non ha, e tra chi può e chi non può, ma si sarebbe spinto fino all’umiliazione delle classi sociali più deboli attraverso la demolizione sistematica della rappresentanza sindacale e partitica. Ridurre in solitudine ogni individuo, alimentando la sfiducia verso ogni forma di unione, ha consentito una vittoria certa al più forte, che nascondendosi nei meandri imperscrutabili della globalizzazione continua ad accumulare profitti senza avere più l’obbligo di ridistribuire parte della ricchezza in dignità di vita, in cure mediche, accesso all’istruzione, sicurezza sul lavoro, tutela dell’ambiente o certezze pensionistiche. In una riunione del 1975 della potentissima Trilaterale, la principale lobby finanziaria mondiale, si denunciava l’eccesso di democrazia dei sistemi politici occidentali che con le Costituzioni e la connessa legislazione, nate dalla seconda guerra mondiale si erano spinte troppo avanti sul terreno dell’uguaglianza e della giustizia sociale. Probabilmente serviranno decenni prima che il 90% dell’umanità, oppressa e sfruttata, riesca a seguire il principio politico di Antonio Gramsci  “ Studiate che abbiamo bisogno della vostra intelligenza. Organizzatevi che abbiamo bisogno della vostra forza “ . Un monito che ha consentito in due secoli di lotte di ottenere il diritto al voto, l’assicurazione contro gli infortuni, le otto ore, la malattia, la maternità, impedire il licenziamento senza giusta causa, le 150 ore di diritto allo studio e tante altre opportunità. Conquiste sociali pagate col sangue dei 6 impiccati del 1889 a Chicago che chiedevano le otto ore e che sono alla base della decisione dell’Internazionale Socialista di proclamare ogni anno il Primo Maggio come Festa della dignità del Lavoro. Oggi amareggia constatare che nel senso comune le ricorrenze del 25 Aprile e del 1° Maggio vengono vissute come ponti festivi da utilizzare per qualche giorno di vacanza, altro che unirsi per battersi per una società futura più equa e più giusta. La sconfitta della cultura solidale manda in soffitta l’art. 1 della Costituzione e apre il varco al ripristino di norme tese a limitare i diritti sociali delle persone, anche nei paesi più evoluti, sancendo la concretizzazione degli obiettivi della Trilaterale del 1975 o più banalmente della brutta copia del Piano Solo della Loggia aretina di Licio Gelli e dei suoi accoliti. Ribaltare questo quadro è opera improba in assenza di soggetti collettivi che organizzano i ceti sociali più deboli a livello nazionale e globale, restituendo un primato alla politica rispetto alla finanza. Ma questo è il punto cruciale di questo periodo storico. O ci si arrende e ci si rassegna ad una disfatta epocale aggiustandosi individualmente oppure si prova a seguire il monito di Arturo Giovannitti proclamato nella sua autodifesa del 1912 davanti al Tribunale di Salem “ Ognuno di noi non è che un granello di sabbia dell’esercito mondiale del lavoro ma voi potete uccidere la mia vita ma non eliminerete i miei ideali di riscatto ed emancipazione dei più poveri”.  Oggi è arduo avventurarsi verso l’ignoto ed auspico che sia stata solo una dimenticanza da parte del PD di non portare per la prima volta in 79 anni dei fiori sulla tomba di Antonio Gramsci per distrazione, rimozione o mancanza di tempo. Colpisce però che il giorno dopo i vertici del PD si soffermino per tanto tempo con Denis Verdini per promuovere i Comitati per il Si al Referendum sulla Costituzione. Per me meglio Gramsci !>.                                                                        Aldo Ciaramella

 

 

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