TESTIMONIANZA – Un caso che fa riflettere sulla sanità del futuro

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CAMPOBASSO –  Quando la sanità funziona e corre sulle esigenze del malato mettendo in campo le sue capacità e professionalità e soprattutto la sua umanità per alleviare la sofferenza e sostituirla con il sollievo. Un impegno quotidiano che alcune strutture private fanno ogni istante per recuperare soprattutto la dignità del malato che comunque rimane una persona che ha bisogno più dell’ “altro” e che va seguito con l’affetto e la sollecitudine che ogni caso merita. Le discussioni in sanità di questi ultimi tempi, le diatribe tra pubblico e privato, gli interessi che si intrecciano in questa combinazione definita quasi diabolica, le proteste del pubblico contro il privato frega poco al cittadino a colui che sul filo di lana dell’esistenza attaccato allo stelo fragile della vita cerca la solidarietà l’assistenza e l’amore  nel momento in cui il suo cammino fisiologico e morale entra nella tempesta del dolore e nelle oscure gallerie dell’angoscia. Ci vorrebbero un po’ più di sano giudizio e soprattutto razionalità nella valutazione complessiva riguardo alla riproposizione della nuova sanità molisana lasciando sull’uscio di casa risentimenti, falsi problemi, questioni politiche di appartenenza, l’osservanza a gruppi predefiniti di interessi professionali, singoli e di casta, e farsi coscienza di alcuni casi come quello narrato sotto che ha visto coinvolta la collega Doretta Mite che ha trovato, però, nel momento più brutto della sua vita, quando le è stato comunicato la sua malattia in tempi surreali dal tempo di vista temporali, in meno di una giornata, il sollievo di una carezza e quel giusto sostegno e accompagnamento per una battaglia vincente. La sanità è la sanità non è una bancarella che bisogna metterla una qua e l’altra là, per la serie più ce ne sono e meglio è. Quelle che ci sono buone e valide siano razionalizzate rivalutate e riqualificate mettendo insieme quello che di buono hanno dando loro mezzi e risorse per elevare ancora di più le eccellenze offerte già da tempo. Le motivazioni e le proteste di coloro che strepitano per conservare poltrone professionali davanti casa annullando tutto quello che comunque si fa in alcune strutture sanitarie anche private a cui i cittadini ricorrono nei momenti di grande necessità e soprattutto di sconvolgimento della propria vita, non interessano minimamente i molisani e soprattutto i pazienti, quelli che ogni giorno combattono con mali oscuri.  Nella XV Giornata nazionale del Sollievo celebrata presso il Policlinico Gemelli di Roma promossa dal Ministero della salute dalla Conferenza delle Regioni e delle Province autonome dalla Fondazione nazionale “Gigi Ghirotti” a cui hanno partecipato artisti e personaggi pubblici invitati dalla “Ghirotti”(Paola Saluzzi, Fabrizio Frizzi, Milly Carlucci, Giulio Scarpati, Gianluca Sciortino, Gabriele Paolino, Edoardo Purgatori, Federico Russo, Lucrezia di Michele, Saul Nanni, Domiziana Giovinazzo al mattino e Giancarlo Magalli, Massimo Wertmuller, Paolo Conticini, Fabrizio Giannini, Cristina Vaccaro, Leonardo De Angelis). Insieme a quest’ultimi ovviamente medici e operatori sanitari insieme a studenti e specializzandi della Facoltà di Medicina della Cattolica, coordinati da Numa Cellini, presidente esecutivo della Fondazione Gigi Ghirotti, già ordinario di Radioterapia nell’ateneo del Sacro Cuore, accanto a volontari, ma anche a pazienti e loro familiari, si sono alternati con i personaggi pubblici per sensibilizzare l’opinione pubblica, in particolare i giovani, sulla cultura del sollievo dalla sofferenza fisica e morale attraverso la proposta di brani musicali e brevi testimonianze. E qui Doretta Coloccia, giornalista molisana volto storico di Teleregione in cura presso la Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli di Roma,  conduttrice per diversi anni della trasmissione di approfondimento “L’incontro” ha raccontato la sua esperienza. L’intervento della nostra corregionale, ripreso da diversi organi di stampa nazionali e laziali, è stato molto apprezzato dagli organizzatori che lo hanno segnalato. La stessa sig.ra Coloccia ha voluto che venisse reso noto anche sui media molisani. Intervistata da Paola Salluzzi, ha esordito dicendo :<sono anch’io una giornalista del Molise,  avevo paura della sofferenza e forse anche per questo in trasmissione invitavo spesso i medici della Cattolica di Campobasso, un gioiello che abbiamo in Molise, che è una costola del “Gemelli” di Roma>.  Con la voce un po’ tremolante Doretta si lascia andare e parla senza remore della sua storia :<sempre in trasmissione ho parlato del “Sollievo”, mai avrei immaginato che mi sarei trovata nella condizione di dover essere sollevata.  In 20 ore, solo 20 ore di orologio, alla Cattolica di Campobasso è stata fatta una diagnosi definitiva, grazie alla professoressa Giuseppina Sallustio, Primario del reparto di Radiodiagnostica, che dover avuto certezza, ha immediatamente chiamato i colleghi di Roma. Qualche giorno dopo sono stata ricoverata. Nella sofferenza il paziente rischia di smarrirsi- aggiunge quasi commossa- ma quando la “rete” funziona e c’è collaborazione costruttiva tra colleghi tutto funziona bene, se mi fossi rivolta ad un’altra struttura cosiddetta pubblica, io sarei ancora in attesa di una diagnosi>. Poi il ricordo di quegli atti drammatici:<la professoressa (Sallustio) si è seduta sul quel tavolo di vimini, accanto a me,  e con un timido sorriso mi ha detto tutto ….  Quanto è importante sentire il medico al  “camminarti accanto”. Il Sollievo è una carezza per chi soffre, diceva Gigi Ghirotti, non è assenza di dolore, ma sostegno sollecito e d’amore verso il malato, incoraggiandolo a non arrendersi mai. Senza questa sorta di Amore empatico non può esserci guarigione>. Una storia commovente quella di Doretta, che ripetiamo ancora fa riflettere sull’importanza di un percorso assistenziale integrato e sulla costruttiva collaborazione tra medici. Quando c’è stata certezza della diagnosi, vista la complessità del caso, Doretta è stata accompagnata nel percorso di scelta, ed ha deciso di affidarsi ad un Centro specialistico di riferimento nazionale :<Noi siamo Università Cattolica, aldilà di quello che scrive qualche giornalista che continua a definirci “ex Cattolica”, –  dichiara la professoressa Sallustio – , noi agiamo in strettissima sintonia con il “Gemelli”. Quando telefoniamo a Roma noi digitiamo un numero interno, come se chiamassimo al 3° piano della Fondazione. E’ capitato, molto spesso, in questi anni, di dover affrontare casi di pazienti con diagnosi complesse e non abbiamo esitato a contattare colleghi esperti di Roma che, quando si è ritenuto necessario, sono anche corsi qui a Campobasso per intervenire direttamente Poi” -confessa la Sallustio – è oltremodo vero che anche i colleghi di Roma spesso ci affidano pazienti nell’ottica del confronto costruttivo e della condivisione attiva>.        Aldo Ciaramella

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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