VENAFRO – Testimonianze storiche della fede popolare verso i Santi Martiri Nicandro, Marciano e Daria

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TRSTIMONIANZE – Da racconti di venafrani avanti negli anni emergono particolarità uniche circa la fede popolare della città nei confronti dei Santi Martiri Nicandro, Marciano e Daria che a giorni, esattamente dal 16 al 18 giugno, si celebrano, si festeggiano e si onorano con tantissima partecipazione. Un anziano della città ricorda quando e perché le generazioni che non ci sono più erano solite sedersi ai banchi a lato dell’altare principale della Basilica del Patrono in occasione delle celebrazioni religiose, nonostante che tali posti allora come adesso fossero solitamente riservati in tutte le chiese, nei santuari e nelle basiliche d’Italia a sacerdoti e celebranti, giusta la liturgia ecclesiastica. “Ero ragazzo -è la testimonianza del pensionato- e ricordo benissimo quando mio padre, mio nonno e gli anziani in genere sedevano ai posti a lato dell’altare principale della Basilica di San Nicandro mentre un frate o altro ministro celebrava. Questo accadeva solitamente durante le S. Messe domenicali o in altre importanti celebrazioni religiose. Certo, in qualsiasi altra chiesa cattolica italiana quelli del presbiterio erano e sono posti riservati a sacerdoti, ministri religiosi e celebranti, e in effetti mai nessuno tra i laici di Venafro ha pensato la domenica o in altro giorno di andarsi a sedere in una delle altre chiese cittadine ai banchi del presbiterio a lato dell’altare principale nel corso di qualsivoglia celebrazione. Per la Basilica di San Nicandro invece avveniva solitamente l’eccezione e tanti laici partecipavano alle celebrazioni stando seduti ai banchi posti accanto all’altare, senza che qualcuno obiettasse mai alcunché”. Perché tale particolarità, o unicità se si preferisce? “In genere erano i capofamiglia, prevalentemente contadini, -prosegue l’interlocutore- ai quali era tacitamente concessa la facoltà di sedere agli scanni sul presbiterio, col consenso ovviamente dei Frati custodi della Basilica. Lo scopo erano ben noto ed assai particolare: ringraziare i Santi Martiri Nicandro, Marciano e Daria per la buona annata appena conclusa e per l’abbondante raccolto, oppure elevare preghiere per il buon esito del lavoro nei campi e della semina da poco effettuata affinché il ricavato fosse tale da soddisfare le necessità della famiglia. Segni tangibili cioè di fede sincera e schietta verso i Martiri, ai quali ciascuna famiglia del mondo agricolo venafrano si affidava in toto per ricavarne protezione e soddisfare le necessità del quotidiano”. Avviene ancora tutto questo nella Basilica del Santo Patrono? “Avveniva sino a poco tempo fa e la cosa era accettata dai Frati, senza problema alcuno. Di recente però sono stati apposti sugli stessi banchi del presbiterio specifici avvisi che ricordano a chi sono riservati quei posti ed invitano i fedeli laici ad adeguarsi, evitando di occuparli”. I venafrani come hanno accolto la novità? “Si sono adeguati, rinunciando a sedersi dove non possono in base alle disposizioni liturgiche. Va da se però che, quanti erano soliti farlo sino a qualche mese addietro, gradirebbero tantissimo tornare a sedersi accanto all’altare mentre il sacerdote celebra per ribadire la loro fede verso i Santi Martiri. Del resto trattasi di genuino sentimento popolare, che appare opportuno soddisfare visto che alla fin fine il laico che ama stare accanto all’altare altri non è se non un fedele che vuole pregare in maniera più diretta e particolare, invocando sostegno, benevolenza e vicinanza dei Santi Martiri”. Storie e tradizioni, questa come tant’altre, che ribadiscono l’assoluta dedizione dei venafrani a coloro, i Santi Nicandro, Marciano e Daria, che difesero ed affermarono col loro estremo sacrificio il Cristianesimo nell’importante Colonia Julia della Roma pagana, Venaphrum, sentimenti che la collettività cittadina conferma ogni giorno meravigliosamente, e non solo in occasione delle imminenti festività patronali di metà giugno.

Tonino Atella

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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