IMMIGRAZIONE – Il Molise un buon esempio di efficienza nell’accoglienza dei rifugiati

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CAMPOBASSO –  Il sistema di accoglienza locale non ha nulla da invidiare a quelli più avanzati. Nella giornata mondiale del rifugiato anche il Molise si fa un esame di coscienza sugli errori, disagi che comunque continuano ad esserci per quelli che vengono ospitati nelle strutture della regione che comunque ha offerto il meglio di se stessa per quanto le è stato messo a disposizione dalle normative e dalle risorse comunitarie e nazionali. Lo sottolinea il consigliere regionale di Dem Michele Petraoia che in una nota spiega come il Molise sia stato al passo ed abbia risposto bene alle sollecitazioni nazionali, approntando da zero, e in soli due anni, un sistema di accoglienza umanitario che oggi vede impegnati sul territorio poco meno di 500 operatori, assistenti sociali, interpreti e mediatori culturali, che seguono 1.900 profughi e rifugiati: <Si è strutturata una rete di solidarietà tra associazioni di volontariato, amministrazioni comunali, ordini professionali e forze sociali, che fa onore al Molise, risponde ad un impellenza internazionale e offre lavoro a centinaia di addetti, esperti e giovani molisani. In questo quadro positivo – spiega Petraroia – , è necessario collocare una riflessione sulla prospettiva da assicurare ai migranti al termine del triennio di permanenza nei progetti SPRAR. Sul punto, prima la legge quadro regionale sulle politiche sociali n.6/2014, e poi il piano sociale regionale 2016-2018, hanno costruito una cornice normativa innovativa che affronta organicamente il tema dell’immigrazione all’interno di un disegno generale di carattere sociale. Spetta ai sette comuni capofila degli Ambiti Territoriali di Zona attenersi alle norme vigenti e inserire nella pianificazione sociale dei propri territori i percorsi di formazione, inclusione e integrazione, tesi a trasformare la prima accoglienza in un sostegno all’inserimento definitivo dei rifugiati sul nostro territorio. La Regione Molise – conclude l’ex assessore alle politiche sociali –  con i responsabili istituzionali, tecnici ed amministrativi ha il dovere di coordinare gli interventi in raccordo con le Prefetture, l’Ufficio Scolastico Regionale, l’Asrem, gli Ordini Professionali, le Forze Sociali e le Associazioni di Volontariato. Il punto debole del sistema di accoglienza umanitaria attivato in Italia e in Molise, è per l’appunto il passaggio dai progetti Sparar all’inclusione vera e propria nelle comunità locali coinvolte. E’ dovere di tutti, ed in primis delle istituzioni nazionali, regionali e comunali, predisporre ogni iniziativa di supporto all’attività degli operatori privati che gestiscono i centri di accoglienza, per costruire nel triennio della permanenza prevista dallo Sparar percorsi di apprendimento professionale, inclusione sociale e inserimento lavorativo>. Senza questo sforzo, quindi, si corre il rischio di vanificare l’impostazione positiva dell’accoglienza umanitaria in Molise. La soluzione al problema non è semplice ma lasciare il problema solo nelle mani degli operatori, dei volontari e delle comunità locali più responsabili, non rappresenta una soluzione saggia.

 

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