VENAFRO – Trent’anni fa il terribile furto di San Nicandro

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CRONACA – All’alba di una mattina di 30 anni addietro, esattamente il 25 giugno 1986, Venafro scoprì di essere stata derubata del veneratissimo Busto argenteo di San Nicandro, magnifica opera della Scuola Orafa Napoletana del ‘600 mai più ritrovata. Da allora sono trascorsi tre decenni, ma i venafrani non dimenticano affatto quanto accadde all’epoca. Se infatti le nuove generazioni, che tra l’altro non hanno mai visto dal vivo la bellissima immagine seicentesca del loro Patrono, sono emotivamente lontane da tali avvenimenti, diverso è il discorso per tutti gli altri avanti negli anni. Questi infatti, oltre ad avere sempre vivo il ricordo del suggestivo simulacro storico del Martire, nonostante il trascorrere del tempo rammentano nitidamente quanto avvenne in città all’alba del 25 giugno 1986 una volta scoperto il furto sacrilego, rimasto irrisolto e senza il recupero della preziosa e venerata refurtiva, e cosa i venafrani misero in atto nei mesi successivi al fine per realizzare immediatamente il nuovo Busto argenteo del Santo una volta resisi conto che l’originale non sarebbe più tornato. Innanzitutto le emozioni, le lacrime, l’agitazione e le preghiere di tanti. A centinaia i venafrani d’ogni età e d’ambo i sessi si ritrovarono dinanzi alla Chiesa di Cristo, nella cui sacrestia era stato rubato nottetempo il Busto del Martire, ed in molti inginocchiati sui gradini d’accesso al luogo di culto pregavano con le lacrime agli occhi per quanto accaduto e perché si ritrovasse quanto rubato. Non mancarono invettive e grida contro uomini di chiesa sia locali che non, nell’immaginario collettivo ritenuti moralmente responsabili dell’accaduto, e la rabbia popolare fu veramente tanta investendo tutto e tutti. Quindi le ricerche, le indagini sia ufficiali che non. Le forze dell’ordine di tutti i gradi si fecero in quattro per recuperare il mal tolto ma ogni sforzo fu inutile. Altrettanto i privati, dai frati dell’epoca ospiti nel Convento francescano attiguo alla Basilica del Santo Patrono agli amministratori comunali, dai semplici cittadini a donne di Venafro a loro volta impegnatissime in ricerche assai particolari ricerche. Niente da fare, fu tutto inutile! Il Busto originale di San Nicandro volatilizzato, sparito, senza riuscire a risalire a mandanti ed esecutori del furto! Ed oggi, 30 anni dopo, le cose sono rimaste esattamente tali! Cosa fece Venafro nei messi successivi, una volta capito che la storica immagine sacra del Martire non sarebbe più ritornata? La città si rimboccò le maniche e tutti indistintamente si adoperarono affinché la comunità non restasse un solo anno senza il nuovo simulacro del Patrono. In autunno nella stessa chiesa di Cristo si ebbe un convegno su San Nicandro, la fede popolare ed il furto subìto, convegno dal quale scaturì la decisione unanime di procedere alla realizzazione della nuova immagine sacra attraverso una volontaria sottoscrizione popolare. Si lavorò intensamente dall’inverno 1986 alla primavera dell’anno successivo e finalmente, messo assieme il “quantum” necessario con le libere offerte di tutti, ai primi di giugno del 1987 venne scoperto e presentato ai venafrani il nuovo Busto argenteo del Martire, opera dello scultore pisano di origini molisane Alessandro Caetani, in una premitissima Piazza Cimorelli, simulacro che fu poi portato per la prima volta in processione il successivo 16 giugno con l’unanime soddisfazione dei fedeli locali, cosa che da allora avviene puntualmente ogni anno. E il San Nicandro del ‘600 napoletano rubato il 25 giugno 1986? Che fine ha fatto? Nessuno può dirlo, essendosene perse -come detto- ogni traccia, nonostante che il fascicolo delle indagini resti sempre aperto! Ovvio che i venafrani ne gradirebbero il ritrovamento per tornare a metterselo sulle spalle e portarlo in processione assieme alle altre immagini sacre, ma obiettivamente è assai difficile che la cosa avvenga.
Tonino Atella

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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