SPORT – Il prezzo da pagare per un infortunio

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SPORT – Come non perdere la motivazione dopo un infortunio?
Ancora fresca l’immagine del giovane Gianmarco Tamberi, atleta della nazionale Italiana di salto in alto che nel tentativo di raggiungere l’altezza di 2,41mt ha subito un brutto infortunio mettendo da parte la prossima partecipazione alle Olimpiadi di Rio de Janeiro il prossimo agosto. Cosa passa nella mente di un atleta in quei momenti? Come si gestisce la tensione post infortunio? Come si fa a non perdere la motivazione?
Uno sportivo sa che l’infortunio è dietro alla porta. Una tecnica errata, un po’ di fatica accumulata, uno stato psicologico inadeguato alla seduta e paf; i sogni di una lunga preparazione fatta di sacrifici, rinunce e tempo speso ad allenarsi svaniscono in un istante.
Mille pensieri passano attraverso i neuroni appena feriti. Non è la botta che fa male e neanche il livido, ma l’orgoglio e la motivazione colpiti in pieno. Dopo un infortunio la psicologia di un atleta entra in guerra. Le certezze fin ora costruite svaniscono. I sogni sfumano. La motivazione cala.
Si sa un atleta soffre sul campo, ma come soffre a casa sul letto dopo un infortunio solo uno sportivo lo può capire. I pensieri si fanno grigi, che sia una olimpiade saltata o la gara del paese. Quando la passione per lo sport ti prende ognuno ha il suo “trofeo” da portare a casa. Ciò che passa nella mente di un atleta ferito è ciò che si sgretola dopo mesi e mesi di preparazione, dopo mesi a limare qualsiasi cosa non andasse nel gesto tecnico, dopo mesi passati a consumarsi l’anima dietro a quell’obiettivo.
Cadere e non rialzarsi. Questo è ciò che passa nella mente di un atleta. E se non ce la farò a fare ciò che ho fatto prima? E se non sarò più lo stesso? E se quell’ostacolo fosse diventato per me troppo grande?
La motivazione cala e la paura prende il sopravvento. Gli specialisti del mental coaching illustrano che in questi casi ci sia una vera e propria pratica di allenamento mentale per riportare l’atleta nelle condizioni psicologiche ottimali per riprendere l’attività. Esercizi che servono a rilassare e a far ritrovare serenità all’atleta stesso. Una pratica che va ad agire a livello cognitivo nella percezione di un IO ancora più forte, ancora più determinato che dall’errore trova la sua forza.
E’ vero che nello sport professionistico queste figure sono già presenti accanto a chi si è infortunato, ma le stesse regole valgono anche per noi comuni mortali. Pensiamo solo a ciò che abbiamo fatto per arrivare li dove siamo inciampati. Non possiamo tornare indietro! Raccogliamo i cocci, proviamo a rimetterli insieme. A costo di gettarli e ricominciare a costruire un nuovo IO atleta, ancora più forte, ancora più esperto.
Le cadute sono parte di quel percorso di crescita che la psicologia dello sport si porta dietro. Se non ci fossero le difficoltà nella pratica sportiva mancherebbe uno dei pilastri della preparazione atletica: la progressione costante. Un muro anche se ti fa cadere, va scavalcato migliorando nelle proprie abilità costruendo il tutto passo dopo passo.
Un infortunio è solo una porta per il passaggio ad un livello successivo per il raggiungimento dei tuoi obiettivi.
ChineSil Dott Mario Silvestri

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