SANITÀ – La storia di Maurizio (e di mille altri), malato mentale abbandonato dalla politica e dalla società

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CAMPOBASSO – Lo chiameremo con un nome di fantasia: Maurizio. 62 anni, da 42 soffre di deliri persecutori e di grandezza. A scrivere la sua storia, quella che l’accomuna ad altri mille pazienti, se non di più, è il fratello Antonio che ha voluto raccontare, in una nota indirizzata al commissario ad acta Frattura, le mille difficoltà di un malato psichiatrico in Molise.
Non difficoltà individuali, che gravano solo sul fratello e sulla sua famiglia, ma quelle che interessano un’utenza più ampia e ricadono inevitabilmente sulle persone che l’assistono quotidianamente.
L’intenzione è spronare “attività politiche che tentino di ridurre queste sofferenze”.
Maurizio ha iniziato a soffrire e a curarsi per una malattia mentale quando aveva appena 20 anni. Ora ne ha 62. Soltanto nel 2013 e, solo grazie alle continue sollecitazioni del fratello, è stato avviato presso un Centro di riabilitazione in regime di residenzialità, quello di San Giovanni in Galdo (CB). “I nostri genitori – racconta nella lunga nota Antonio – per circa 40 anni sono stati martoriati a causa della sua malattia. La sua condizione ha segnato la loro vita, consumandoli. Cosa accadeva: Maurizio, non ha mai collaborato in casa con loro, pertanto quando non otteneva quello che voleva, scappava. Potete immaginare quante altre difficoltà sono conseguenti a questi atteggiamenti diagnosticati di “deliri  persecutori e di grandezza”.
Le Istituzioni, per tanti anni, hanno scaricato sui soli genitori le miriadi di difficoltà, che un’assistenza adeguata potevano essere ridotte notevolmente. “Quando Maurizio attraversava momenti molto critici – scrive il fratello – veniva avviato presso il reparto di psichiatria del Cardarelli in TSO,  imbottito di medicinali e rimandato a casa. Prima del compimento del 59° anno, il Centro di San Giovanni in Galdo(CB) è stato chiuso e Maurizio è stato trasferito presso quello di Sepino (CB). Dal 1° giugno 2015, la beffa: Maurizio non è più considerato malato bisognoso di riabilitazione che necessita di trattamenti di assistenza.
“In Molise esistono ben 13 strutture di riabilitazione ad alta intensità, forse troppe, forse eccessive ma, nessuna offre assistenza psichiatrica a lungo termine cioè, strutture dove il paziente può essere assistito, senza aver bisogno di riabilitazione intensiva – lamenta Antonio.
L’unica alternativa per il fratello è stata l’ingresso presso la casa anziani di san Giovanni in Galdo, la stessa che prima era accreditata dalla Regione Molise come Centro di riabilitazione.
“Mentre in questi ultimi Centri – osserva ancora Antonio – ci sono massimo 10 pazienti, affetti da malattia mentale con un equipe di circa 5 operatori tra medici, infermieri,  psicologi  e assistenti sociali, nella casa anziani, in questo caso di San Giovanni in Galdo, (solo di nome perché sono tutti affetti dalla stessa patologia) ce ne sono 20/23 e gli operatori sono tra i 7 e i 10, con un unico infermiere. Potete immaginare le difficoltà che hanno  questi operatori, ma soprattutto potete immaginare la  quotidianità di questi malati”.
A questo si aggiunge il fatto che Maurizio prende una pensione di circa 750 euro mensili e paga una retta di circa 800,00, integrata dai familiari. “Una pensione – continua il fratello – che spesso viene messa in discussione dall’INPS, con invio di numerose lettere di accertamento. Non ha neppure 20 euro al mese per comprasi qualche cosa e noi familiari provvediamo per tutti gli altri acquisti tra cui anche medicinali e visite specialistiche”. Maurizio è arrivato ad essere inserito in una struttura molto tardi, ma durante i 2 anni e mezzo trascorsi nei due Centri ne è scaturito un miglioramento della sua vita e di conseguenza di quella dei familiari. “Era più tranquillo – afferma Antonio – perché nel Centro di riabilitazione, grazie alla riorganizzazione in questi ultimi anni del Dipartimento di Salute Mentale, i pazienti venivano e vengono seguiti in modo metodico e ad ognuno è riservato un trattamento di riabilitazione personalizzato. Giovani medici, infermieri e assistenti sociali ce la mettono tutta, figli della mia generazione con tanta voglia di lavorare e di mettere in pratica tutti i loro studi”. Questi giovani però cambiano continuamente, vittime di contratti precari e, senza speranze di una vita migliore e dignitosa per il futuro, fuggono dal Molise. Il Molise che in questi ultimi anni ha perso 30.000/50.000 cittadini”.
Per i pazienti psichiatrici con età tra i 55 e 65 anni, in Molise, non ci sono strutture idonee, mentre vi è un eccesso di strutture  ad alta intensità riabilitativa. “Tra qualche anno – denuncia Antonio – saremo anziani e senza affetti e, a causa della fuga dei giovani, la solitudine porterà molti di noi a ricorrere alle cure presso il Centro di salute Mentale.
Il futuro di Maurizio, di tutti gli altri e dei più giovani, che vengono seguiti presso i Centri  diurni e di riabilitazione (tutti in grosse difficoltà  perché a rischio chiusura), è poco dignitoso. I malati sono persone meno fortunate di noi e la malattia può colpire ognuno di noi in qualsiasi momento. Evitiamo sprechi, allontaniamo le scelte basate su consenso elettorale e mettiamoci a livello di altre regioni italiane dove lavorano già da tempo centri geriatrici per malattie mentali organizzati più o meno come i CRP. Alla principale patologia si aggiunge la resistenza  all’igiene personale e a qualsiasi tipo di cura preventiva. Queste persone purtroppo da sole non ce la possono proprio fare e, una più attenta prevenzione da parte delle Istituzioni permetterebbe anche di risparmiare nel totale delle spese e di fare quella benedetta prevenzione che eviterebbe interventi costosissimi quando i fatti già si sono verificati. Da questi auspicabili risultati anche per i familiari si prospetterebbe un futuro quello dell’ultima fase di vita, migliore, di maggiore tranquillità sapendo che il loro caro è in buone mani. Le Istituzioni con la poca attenzione verso le sofferenze non recupereranno mai la fiducia dei cittadini.  E Maurizio, insieme a tutti gli altri malati, dopo le decisioni di dimissioni dal CRP ha avuto sentenza di abbreviazione di vita”.
Come ricorda Antonio, l’articolo 38 della nostra Costituzione recita:
”Ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto dei mezzi necessari per vivere ha diritto al mantenimento e all’assistenza sociale. I lavoratori hanno diritto che siano preveduti ed assicurati mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria. Gli inabili ed i minorati hanno diritto all’educazione e all’avviamento professionale. Ai compiti previsti in questo articolo provvedono organi ed istituti predisposti o integrati dallo Stato.  L’assistenza privata è libera.”

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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