SANITA’- Il Nobel Amartya entusiasta per le cure ricevute dalla moglie

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CAMPOBASSO – In altra pagina del giornale abbiamo riportato alcune modeste e brevi considerazioni sul carattere pubblico e privato della sanità in Italia e nel Molise ridotto ormai a un grosso conflitto per un dualismo che da molti non viene accettato perché si vorrebbe annullare il privato a favore di un pubblico che però non riesce a reggere la sfida e che non rispetta i tempi per tenere in sicurezza la salute e la vita. Vogliamo rimanere sull’argomento e soprattutto sul caso della moglie del premio Nobel Amartya Sen e sul valore universale della sanità di quella che dà il meglio di se stessa a chiunque ricco o povero che si presenta a qualsiasi ambulatorio o ospedale. Sen, come si legge dal Corriere della Sera  ha avuto parole lusinghiere per il privato e quindi per il Policlinico Gemelli e il dottor Antinori, per l’assistenza ricevuta nell’ospedale, che è privato ma convenzionato con la sanità pubblica.«L’eccellenza delle cure mediche e la massima responsabilità di gestione possono andare d’accordo anche nel servizio aperto a tutti», ha scritto Sen. A dimostrazione della sua tesi, contrapposta a quella di chi, soprattutto negli Stati Uniti, ritiene che la sanità per essere efficiente debba essere amministrata secondo i meccanismi di mercato, ha proposto l’esperienza fatta a Roma in prima persona. Il Gemelli è, d’altra parte, l’ospedale che ha prestato più volte cure a Papa Giovanni Paolo II, ad ex presidenti della Repubblica come Cossiga e Scalfaro, ed è per grandezza il secondo italiano. Ogni giorno in media 220 persone arrivano al pronto soccorso, di queste sette in imminente pericolo di vita, e vengono eseguiti 126 interventi chirurgici. Ha cambiato governance nell’agosto dell’anno scorso, quando è stata costituita la Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli, che ha come soci fondatori l’Istituto Toniolo e l’Università Cattolica del Sacro Cuore. Lo stesso percorso è avvenuto qualche anno fa  anche per la Fondazione “Giovanni Paolo II” di Campobasso.

«Dieci giorni fa — racconta il chirurgo, ricordando quella sera di inizio agosto — la signora si è presentata al pronto soccorso per un problema urgente, come una comune cittadina. Abbiamo applicato un protocollo di urgenza come avviene regolarmente in casi analoghi. In quel momento non sapevamo ancora chi fosse. Il marito aveva un impegno e non erano insieme quando si è sentita male. Quindi, lei stessa mi ha chiesto di avvertirlo. Io ovviamente sapevo chi è Amartya Sen». Il professore di Harvard nella lettera pare stupito che alle 4 del mattino «il chirurgo in persona» gli avesse comunicato le condizioni di sua moglie. «Abbiamo avuto un colloquio — conferma Antinori — all’uscita dalla sala operatoria. L’ho rassicurato sul buon esito dell’intervento, un’operazione d’urgenza per una situazione grave. Gli aspetti umani dell’assistenza hanno per il nostro ospedale eguale valore di quelli professionali. La paziente si è ripresa bene e ha lasciato l’ospedale qualche giorno fa». Ci auguriamo che tutto questo sia di buon auspicio per la gente del Molise e serva a rasserenare gli animi e a ricomporre la vera sanità a misura di tutti.

 

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