LUDOPATOLOGIE – Vietare non sempre fa bene

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LUDOPATOLOGIE – Si dice che il proibizionismo trasformi i tabù in totem. E spesso è proprio questo ciò che accade. Certamente va visto caso per caso ma se parliamo di dipendenza da gioco, c’è un dilemma innanzitutto etimologico da considerare: il termine deriva dal latino jocus, gioco, scherzo, burla, beffa, dal verbo jectare (frequentativo di jacere, gettare, andare e mandare oltre), il cui participio passato è jactum, lanciato. Quindi, nell’etimologia del termine risulta evidente l’idea del lancio, del movimento che accompagna la primitiva espressione del gioco, appunto. E, sempre da etimo, la locuzione che più frequentemente ne illustra il significato è “esser lieto”.

Ora, ragionevolmente, come immaginare di porre il veto a ciò che “rende lieti”? Ma basta una discriminante a fare la differenza: la misura. Il buon senso che dovrebbe accompagnare le persone in ogni scelta, in ogni attività che si intraprende, tanto il gioco come il lavoro o il consumo di cibo e bevande. Talvolta però la giusta misura si perde ed è qui che il discorso prende forme patologiche e spinge le istituzioni a tutela del cittadino a cercare rimedi per impedire un dilagarsi, un proliferare delle forme di eccesso.

E’ di recente uscito un lancio d’agenzia che riporta una notizia su cui abbiamo deciso di soffermarci: «La bozza di legge allo studio della Regione Molise ha una visione proibizionista del gioco». Ecco che il tipo di approccio di alcune istituzioni è già intuibile da una breve dichiarazione ma, come l’articolo stesso riporta in seguito e che qui vi sintetizziamo, una razionalizzazione dell’offerta di gioco sul territorio, la formazione del personale e la differenziazione dei prodotto di gioco, sono interventi che eviterebbero la deriva proibizionista che al contrario rischia solo di spostare la domanda da un prodotto all’altro. Questo è quanto dichiarato dall’associazione Astro all’agenzia stampa di settore in risposta alla bozza di legge della Regione molisana.

Perché a ben vedere esistono modalità di intervento molto diverse, alcune delle quali lavorano sull’auto responsabilizzazione. Un esempio è la policy adottata da Starcasinò, il casinò online che offre l’opzione dell’auto-limitazione, attraverso la quale si da la possibilità di stabilire dei limiti di gioco e di impostare il proprio budget o “limite massimo di spesa”. Questa è una delle forme più interessanti per contrastare le ludopatologie che alcuni portali stanno adottando.

A San Donà di Piave lo scorso 27 luglio il Consiglio Comunale si è dotato di un regolamento per il contrasto al gioco d’azzardo patologico. Elementi qualificanti del nuovo regolamento sono il contingentamento degli orari di attività di slot-machine e video lotterie e la rimozione degli sgabelli vicino alle macchinette.
Funzionerà questo metodo? Può essere un’alternativa al distanziometro di 500 metri dai luoghi sensibili e agli sgravi fiscali per chi rimuove le slot, che proponeva la Regione Molise? O invece verrà percepito come ulteriore veto? Stiamo a vedere.

Una cosa è certa, la storia ci insegna che il proibizionismo coatto non è proprio la strada migliore: whisky e cannabis docet.

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