SANITA’ – Edilizia sanitaria, chi ci guadagna?

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CAMPOBASSO – Il Comitato pro Cardarelli non da solo, ma insieme a una parte consistente dei cittadini molisani, rappresentativa della volontà popolare, ha impugnato più volte l’arma della partecipazione democratica alla gestione della cosa pubblica, manifestando apertamente il proprio dissenso nei confronti delle decisioni che si andavano delineando in materia di riordino sanitario. “Un primo incontro avuto con il manager Pirrazzoli – affermano dal Comitato – era stato rassicurante circa le linee di indirizzo, in linea con le promesse elettorali fatte dall’attuale presidente e confermate dalla proposta di Piano formulata da Carmine Ruta, controfirmata e fatta propria dal presidente –commissario Frattura”.

“All’improvviso -ricordano- tutto cambia: Pirrazzoli va via, il Piano di riordino sanitario, sempre più misterioso e sempre meno accessibile a consiglieri e cittadini nelle svariate versioni che si susseguono viene costruito intorno al principio cardine di salvaguardare la sopravvivenza del privato, facendolo diventare definitivamente e formalmente sostitutivo del pubblico nell’erogazione dei LEA e consegnandogli, di fatto, la guida della sanità regionale”. Le polemiche di questi giorni, relative alla documentazione circa la vulnerabilità sismica del Cardarelli e della Fondazione Giovanni Paolo II, accendono i riflettori su un aspetto in precedenza sottaciuto circa i costi della sanità pubblica: il costo dell’edilizia sanitaria.

Entrambi gli edifici, come tanti altri edifici pubblici e privati, non sono adeguati alle ultime normative sismiche varate dopo gli eventi catastrofici degli ultimi anni. In merito il Comitato pro Cardarelli chiede di sapere perché, dovendo investire in edilizia sanitaria, si sceglie di investire danaro pubblico in edilizia sanitaria privata, che tale rimane, inglobando al suo interno, per giunta confessionale, interi reparti della sanità pubblica.

“Quali benefici – si domandano i cittadini – ne verranno in termini di costi complessivi, di miglioramento della qualità dell’offerta e di certezza futura del mantenimento del diritto alle cure?
Le rendite di posizione le difende chi obbedisce alla logica del profitto privato e non agli interessi dei cittadini che hanno votato un programma nel quale si erano riconosciuti. Il percorso intrapreso è quello che trasforma la salute in merce, e fornisce risorse e clienti alle attività commerciali private, che intascheranno i relativi profitti.

I molisani – denunciano- sono stati sottoposti per lunghi anni allo shock di un’offerta sanitaria pubblica che funzionava sempre peggio, per mancanza di personale e di attrezzature adeguate. Poi allo shock della chiusura dei presidi ospedalieri esistenti, compresi quelli delle aree disagiate, in assenza quasi totale di strutture territoriali alternative. Ed infine, grazie ad una campagna di stampa ispirata a relazioni tecniche superate da altre più recenti, allo shock di rimanere sotto le macerie, insieme al personale, all’interno della struttura ospedaliera.

Gli ingredienti per realizzare la privatizzazione con il consenso dei cittadini ci sono tutti, ed è questo il motivo per cui si cerca di screditare chi mostra ai cittadini che il Re è nudo, e che i diritti vanno tutelati e difesi, come la Carta Costituzionale che li contiene e li garantisce e, quindi – ribadiscono – va applicata e non cambiata”.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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