RELIGIONE – Anno Santo della Misericordia, le riflessioni del vescovo Cibotti

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ISERNIA – “Il Giubileo della Misericordia ci ha dato l’opportunità di penetrare in profondità la verità di tutto quanto ci circonda: di togliere la ‘crosta’ che spesso tende a nascondere la realtà in cui viviamo”.

A pochi giorni della chiusura della Porta Santa, così il vescovo della Diocesi di Isernia-Venafro (Isernia), Monsignor Camillo Cibotti, ha descritto, all’Ansa, un primo aspetto dell’evento voluto da Papa Francesco.

Due le Porte Sante della Diocesi, una alla Cattedrale di Isernia e l’altra alla Concattedrale di Venafro.

“Ciò non significa – ha aggiunto – che fino ad oggi non ci sia stata attenzione alle problematiche sociali e agli ultimi, ma lo sguardo rivolto alla Misericordia di Dio ci ha fatto scoprire tante fragilità che la nostra società locale cerca di nascondere. Mi riferisco a tante situazioni di famiglie che non sanno come vivere, di persone portatrici di handicap o che appartengono a una ristretta cerchia culturale.

Nella nostra realtà diocesana abbiamo molte famiglie di etnia rom e nei loro confronti, spesso, c’è una forma di razzismo occulto”.

Il Vescovo ha riconosciuto “passi da gigante compiuti negli anni”, ma ha ammonito che “c’è il rischio di sentirci arrivati e di non andare oltre qualcosa che è solo accoglienza o riconoscimento di una residenza, di un abitazione dove collocare persone con problemi. È necessario anche unire possibilità di lavoro, di dialogo e di incontro”.

Poi il Vescovo ha parlato dell’aspetto spirituale dell’Anno Santo della Misericordia: “Esso ha apportato un nuovo vigore a tutta la chiesa locale, attraverso iniziative e programmi messi in opera e divenuti segno, tanto che speriamo di poter lasciare in diocesi tracce concrete della Misericordia che non è solo una bella parola, ma luogo di accoglienza, di aiuto,  di sostegno ai bisogni della nostra comunità”.

“Penso – ha detto ancora il prelato – a una chiusura della porta nel senso della chiusura di uno scrigno dove si può custodire e attingere in ogni momento alla ricchezza che abbiamo ricevuto. Cogliamo così la provocazione di Papa Francesco di una Chiesa in divenire. Cogliamo il senso del verbo uscire che Papa Francesco utilizza. Uscire non vuol dire abbandonare le certezze di una volta, ma proclamarle e mostrarsi vicini ai problemi, alla famiglia, all’amore, all’incontro con i giovani che vogliono trovare un respiro nella chiesa e non un carcere”.

Tra i segni tangibili il vescovo ha parlato anche dei Gruppi di Preghiera di Padre Pio.

“Pensando alla dimensione spirituale – ha detto Monsignor Cibotti – Papa Francesco ha ribadito che non ci può essere attenzione all’altro se prima non abbiamo posto attenzione su noi stessi. Una introspezione che non è solo restyling per creare una corteccia esterna. Nell’Anno della Misericordia, emblematico è stato che Papa Francesco abbia presentato San Pio da Prietrelcina come strumento della Misericordia di Dio. C’è stata una riscoperta di Gruppi di Preghiera di Padre Pio. In tali gruppi più che un associazionismo a se stante si vive la preghiera sull’esempio di Padre Pio che è un modello ancora oggi valido e attuale nella chiesa. Il modo in cui tutti i Gruppi di Padre Pio riscoprono e vivono il valore della Preghiera,  dell’Eucarestia, del Sacramento della Riconciliazione rendono la santità di quest’uomo ancora viva e operante”.

“Sono gruppi che camminano sull’esperienza della preghiera che sana e che sanando ti apre alla Misericordia di Dio. La preghiera diventa la forza stimolante per un vivere migliore. La preghiera è la vera sorgente della Misericordia”.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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