
LAVORO – Recentemente Eurostat ha pubblicato dei dati sulla durata prevista della vita lavorativa negli stati Europei per il 2015, utilizzando informazioni demografiche e relative alla forza lavoro per calcolare il numero di anni in cui una persona di quindici anni, in una data nazione, sarà prevedibilmente “attiva” – cioè occupata o disoccupata, ma comunque in ricerca di lavoro – nel mercato del lavoro, nel corso della sua vita.
Chi cerca lavoro in Italia ha meno possibilità di trovarlo che nel resto d’Europa, ma anche di mantenerlo. Per questo dopo vari mesi di ricerca che non porta a nulla, gli italiani si accontentano di impieghi “a nero” o peggio ancora rinunciano a lavorare in modo stabile.
Disoccupazione giovanile ai minimi dal 2012, arrivando al 36,4%, calo determinato soprattutto dall’aumento degli inattivi, quelli cioè, che hanno smesso di cercare lavoro attivamente (aumentati di 82mila unità, +0,6%). La stima degli occupati cala lievemente ad ottobre rispetto a settembre (-0,1) soprattutto per via delle donne, mentre si registra una lieve crescita tra gli uomini, e si distribuisce tra le diverse classi di età ad eccezione degli ultracinquantenni”.
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