CRISI – Famiglie italiane con figli a rischio povertà

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ECONOMIA – Secondo l’ISTAT nel 2015 il 28,7% (stabile rispetto al 28,3% del 2014) delle persone residenti in Italia è a rischio povertà o esclusione sociale. Secondo la definizione adottata nell’ambito della Strategia Europa 2020, infatti, per essere considerati tali bisogna trovarsi in una delle seguente condizioni: rischio di povertà, grave deprivazione materiale, bassa intensità di lavoro.

Il Sud è la zona più a rischio (nel 2015 la stima delle persone coinvolte sale al 46,4%). La quota è in aumento anche al Centro (nel 2015 24%), mentre al Nord si registra un piccolo calo (dal 17,9% al 17,4%). Le persone che vivono in famiglie con cinque o più componenti sono quelle più a rischio di povertà o esclusione sociale: passano a 43,7% del 2015 da 40,2% del 2014, ma la quota sale al 48,3% (da 39,4%) se si tratta di coppie con tre o più figli e raggiunge il 51,2% (da 42,8%) nelle famiglie con tre o più minori.

Nel 2014 il reddito netto medio annuale stimato per le famiglie era di 29.472 euro (circa 2.456 euro al mese), piuttosto stabile rispetto al 2013 (dopo il calo registrato dal 2009).

La metà delle famiglie residenti in Italia percepisce un reddito netto non superiore a 24.190 euro l’anno (circa 2.016 euro al mese), sostanzialmente stabile rispetto al 2013; nel Mezzogiorno scende a 20.000 euro (circa 1.667 euro mensili).

Fra le famiglie che hanno come fonte principale il reddito da lavoro, una su due dispone di non più di 29.406 euro se si tratta di lavoro dipendente e di non più di 28.556 euro nel caso di lavoro autonomo. Per le famiglie che vivono prevalentemente di pensione o trasferimenti pubblici la somma scende a 19.487 euro.

Includendo gli affitti figurativi, si stima che il 20% più ricco delle famiglie percepisca il 37,3% del reddito equivalente totale, il 20% più povero solo il 7,7%.

Dal 2009 al 2014 il reddito in termini reali cala più per le famiglie appartenenti al 20% più povero, ampliando la distanza dalle famiglie più ricche il cui reddito passa da 4,6 a 4,9 volte quello delle più povere.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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