CAMPOBASSO – Lo sforzo per riscoprire la propria città

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CAMPOBASSO – La riscoperta della città vecchia e soprattutto della collina Monforte. Antiche radici di un borgo medioevale che all’inverso richiamano e ricordano ai propri cittadini  il valore e la suggestione della propria nobiltà storica e bellezza paesaggistica. Accade a Campobasso nel periodo più intimo e attraente dell’anno, a Natale, quando evidentemente la magia della gioia e del cuore  si apre per recepire meglio le emozioni e le sensazioni rendendo ancora più prezioso quello che si ha ma non si conosce e che quindi poco si misura con l’ottimismo e una  sana e onesta “vanità” di appartenenza. Apprezziamo moltissimo le iniziative incoraggiate o realizzate senza sperperi dal Comune, dall’assessorato alla cultura e alle attività produttive per aver quantomeno accompagnato un programma natalizio trasferito nel borgo vecchio, il  presepe della città,  che riconduce i campobassani alla propria genesi territoriale e perciò a respirare l’aria e i luoghi del passato, della loro giovinezza. Per molti è stato e sarà anche per i prossimi giorni per le rappresentazioni ancora in corso fino al 7 gennaio, aver scoperto in un contenitore di storia, di beni architettonici e di grande originalità ambientale,  l’intensità e lo splendore delle tradizioni locali. In uno scenario, quello della Collina, del Castello e della Chiesa dei Francescani dei Monti, quasi unico per il valore degli elementi che lo compongono e l’urbanistica antica medioevale ammagliata su viuzze saliscendi ripidissimi vicoli chiese tutto appiccicato a un colle che culmina a circa 800 metri sul livello del mare al  castello medioevale, altro antico maniero mai utilizzato (ahimè!!!) o restaurato per usi adibiti alla cultura in senso generale, e ad una vista che trova spazialità e ampiezza in tutte le direzioni si guardi. E in questo Natale ci si è ricordati che a Campobasso esiste un Castello che potrebbe essere un “teatro” di grande interesse per tutto quello che potrebbe ospitare a vantaggio della conoscenza e dell’apprezzamento del centro storico soprattutto per l’offerta esterna alla regione. Basterebbero poche decina  di migliaia di euro per renderlo confortevole e agibile per una funzione sociale e culturale al pieno attraverso una copertura adeguata agli usi e realizzare soprattutto quei servizi elementari che al momento mancano del tutto e che certamente creano grosso imbarazzo. Servano anche queste manifestazioni a far capire a chi governa la città e la Regione che la mancanza di alcuni servizi insostituibili sono una carenza inaccettabile. Un cartellone, comunque, meritevole e molto apprezzabile che si affianca a quello di Molise cultura e alle manifestazioni della ex Gil,  realizzato senza sperperi che certamente dà un calcio a quella politica del passato strumentale e inconcepibile che anche a Natale “spegnava” le luci della città in un’atmosfera di tristezza sconcertante. Merito alle Associazioni, ai Laboratori cittadini che si sono adoperati nella creazione di un programma che ora però deve diventare un progetto promozionale e turistico integrato a tutte le stagioni e periodi dell’anno dove la molteplicità degli eventi legata alla storia delle tradizioni, della cultura, delle “arti” artigianali, delle tipicità enogastronomiche, si realizzino attraverso un’offerta da valorizzare e promuovere fuori dalle mura della città. L’Amministrazione comunale continui questa opera di sensibilizzazione anche sui cittadini locali che, ripetiamo, conoscono poco la loro città e disegnino una tracciabilità sui circuiti nazionali e internazionali con un prodotto di grande qualità, sconosciuto e straordinario nella sua unicità soprattutto per i luoghi dove insiste e si rappresenta, impegnando e responsabilizzando le forze associative e culturali e  il volontariato locale in maniera permanente e soprattutto quella che rimane pur sempre il presidio più importante nel campo della ricerca, anche della cultura, ovvero l’Università del Molise.

Aldo Ciaramella

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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