SCUOLA – Giorgia Benusiglio a Isernia parla ai giovani: “La vita è meravigliosa”

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ISERNIA – Erano in tre sul palco dell’auditorium della Provincia di Isernia a parlare agli studenti del Istituto “Cuoco-Manuppella” dei rischi legati all’assunzione di droghe.

Giorgia, con la sua seconda possibilità, e con lei il ricordo di Alessandra, la sua donatrice, e ancora Mario, il suo papà, deceduto qualche anno fa a causa di un tumore, ma che fin dall’inizio l’ha aiutata, precedendola e poi accompagnandola in questa battaglia informativa.

In una sorta di collage, Giorgia Benusiglio, autrice del best seller “Vuoi trasgredire? Non farti!”, ha illustrato ai ragazzi la sua seconda vita, quella iniziata quando aveva appena 17 anni, accostandola a quella di Alessandra che, grazie al suo fegato, continua a vivere in lei e l’ha cambiata definitivamente.

“Il donatore e il ricevente – ha ricordato alla platea – non si possono conoscere per legge, il mio è stato un caso eccezionale. La mia storia ha avuto un grande clamore mediatico, finendo su tutti i giornali, quindi i genitori di Alessandra sapevano che il fegato della figlia era stato espiantato e portato a Milano.

Hanno contattato i miei genitori, quando è venuta fuori la notizia del mio trapianto, e da lì tra le nostre mamme è iniziato un rapporto epistolare. Dopo anni, quando me la sono sentita, ci siamo incontrati. Oggi sono la mia seconda famiglia. Una famiglia splendida, meravigliosa. Solo il 20 per cento delle persone che decidono di donare i propri organi – ha continuato – possono farlo. Donare è un gesto meraviglioso”.

La serata in discoteca, la musica ad alto volume. Era il 1999, la voglia di un’adolescente di sperimentare. A lei nessuno aveva mai raccontato i rischi in cui poteva incorrere, anche solo assumendo una piccolissima quantità di ecstasy.

Mezza pasticca, tanto è stato sufficiente per distruggerle il fegato. Un’epatite tossica fulminante. L’errore della diagnosi: un’anoressia, le dimissioni dall’ospedale.

Poi, il malessere dei giorni successivi, il calo di peso, gli svenimenti, l’ittero e la corsa contro il tempo per trovare un donatore compatibile. La sua salvezza  è stato il repentino trapianto di fegato, quello di Alessandra. Morta giovanissima in un incidente automobilistico. Tutto è ripartito da lì.

Una vita, paragonata alla tastiera di un pianoforte, fatta di momenti bianchi e neri. L’intervento durato 17 ore, gli attimi di sconforto, la cicatrice, prima motivo di vergogna, infine di orgoglio, la morte del padre e lo scorso anno quella ancora senza spiegazioni della sorella Carlotta.

Ma la forza di combattere ogni volta. “Vogliate bene al vostro corpo, siate coraggiosi e tenaci perché la vita è il dono più prezioso che ognuno di noi ha“, ha suggerito ai tanti giovani in sala.

Tre intense ore per mettersi a nudo. Per raccontare tutto di sé, della sua esperienza, della sua voglia -oggi da adulta- di diventare mamma, ma delle conseguenze di un trapianto e medicinali da prendere per la vita che limitano tale decisione, e soprattutto, una lunga mattinata,  per mettere in guardia chi  affronta ancora, con incoscienza, la vita; in un’età in cui si crede di essere immortali.

“Non esiste la differenza tra droghe pesanti e leggere – ha ammonito – tutte, a lungo andare, provocano dei danni irreversibili”. Poi a margine dell’incontro ha commentato:

“È stata una splendida mattinata; direi che concludere gli incontri del 2016 con loro è stato veramente appagante. 300 splendide anime hanno ascoltato e poi interagito per quasi tre ore. Tra le tante domande una ragazza mi ha chiesto se non ci fossero momenti in cui fare questi incontri, ripercorrere il dolore quotidianamente, non mi pesasse.

Le ho risposto con estrema sincerità, spesso, soprattutto nei momenti più duri come questo vorrei evitare. Ma mio papà mi ha insegnato che, soprattutto nei momenti difficili, bisogna tirare fuori le palle, tenere duro e portare avanti ciò in cui si crede.

Seguo quindi il consiglio, che ormai è dentro di me, e puntualmente sono felice di aver fatto quella scelta, perché ad ogni incontro è vero che dono tanto di me, ma è altrettanto vero che ricevo tantissimo.

Esco da questo incontro arricchita umanamente, più forte grazie ad ogni singola domanda, ogni sguardo di curiosità, di interesse, ad ogni lacrima versata, ad ogni abbraccio ricevuto.

Ancora più consapevole di quanto la vita sia meravigliosa se ci si dona l’uno all’altro, perché c’è un filo invisibile che ci collega tutti quanti”.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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