SANITÀ – Dializzati del Caracciolo a Isernia, giornata da incubo per i malati

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AGNONE – Il medico va in ferie e nessuno può sostituirlo. Dopo Venafro, accade ad Agnone. Anche questa volta, ad andarci di mezzo sono solo i malati: si tratta di 18 dializzati dell’Alto Molise e dell’Alto Vastese, costretti a raggiungere Isernia per la seduta di dialisi salvavita. I pazienti sono stati suddivisi in 3 turni, di cui uno notturno.

“Mentre a Venafro -denuncia su Facebook don Francesco Martino – è bastato un richiamo alla responsabilità perché la situazione tornasse alla normalità, ad Agnone  ben 18 pazienti, diversi con serissimi problemi di deambulazione, tre infermieri, di cui una ammalata, devono peregrinare a scaglioni fino al 29; mattino, pomeriggio e sera per trovare un posto in dialisi ad Isernia.

Da Isernia -afferma- i 2 medici, più uno, presenti non possono spostarsi per solo 18 pazienti agnonesi, ma per Venafro, con 6/12 sì”. Il sacerdote ha voluto poi raccontare la sua raccapricciante disavventura.

“Oggi ho vissuto da operatore, collega e paziente l’intero dramma al Caracciolo, con l’ascensore rotto, l’impossibilità di usare le carozzelle, le sofferenze indicibili prima per far salire, poi per far scendere parecchi dei 9 dializzanti, le loro difficoltà enormi di deambulazione.

Il Medico di Direzione Sanitaria -racconta don Francesco Martino- costretto a fare il portantino e il centralinista; il volto afflitto e rassegnato di persone in grave difficoltà, gli autisti che andavano e venivano come matti, il dramma di dividere i pazienti. I familiari in subbuglio.

Mi sono messo a piangere -ammette – io posso anche morire, fa niente, ma non è giusto trattare così persone con gravissime difficoltà motorie, di salute, fisiche: quando aiutavo loro a scendere le scale mi sono dovuto trattenere dal non piangere”.

“Nonostante le infermiere del Caracciolo fossero disponibili ad attaccare i pazienti alle macchine, già preparate (e quindi oggi con uno spreco di circa 1.500,00 € di materiali, purtroppo monouso senza utilizzo) nessun medico -denuncia ancora don Martino – si è assunto la responsabilità di sostituire il nefrologo, le conseguenze e paure legali sono state tante.

Oggi ho anche rimpianto di non aver fatto il medico: avrei rischiato io per evitare un dramma, come quello -conclude – che è successo”.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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