
ISERNIA – Quello che può essere considerato il reperto umano più antico d’Italia e forse d’Europa, cioè il dentino recuperato nel 2014 durante gli scavi in località “La Pineta”, risalente a circa 600.000 anni fa, sembra essere stato dimenticato. Quando la notizia fece il giro del mondo, sembravano tutti essere interessati alla cittadina molisana, tra ricercatori (anche internazionali) e studiosi di vario genere.
Eppure, a distanza di qualche anno, la nostra Regione non è riuscita a canalizzare i turisti, non riuscendo a promuovere lo sviluppo del territorio e le bellezze archeologiche della zona, anzi, la città di Isernia, in questi anni, ha perso persino la sede della facoltà di Lettere e Beni Culturali, un po’ per mancanza di iscritti, un po’ per via dell’alto costo dell’affitto quando la sede stava nel Palazzo Vescovile.
La politica e il mondo accademico non hanno fatto abbastanza per evitare che i giovani si spostassero a studiare al Nord o all’estero. La speranza è che venga data la giusta importanza al reperto, ma soprattutto che sia fatta la giusta programmazione turistica, affinché torni a “girare” l’economia della città e di tutto il Molise.
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