STORIE – La… fine di “ Ceccon’ “, il caro maiale allevato nella stalla sotto casa

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VENAFRO – Quanto segue oggi non avviene più essendo cambiate tante cose e subentrate leggi ben precise in materia di tutela della salute pubblica e di macellazioni. Ciononostante come non ricordare l’insieme delle operazioni che ai primi dell’anno e con le basse temperature del periodo avvenivano all’alba per strada, sotto casa, con la partecipazione di parenti e vicini e che si concludevano con la fine di “Ceccon’”, nomignolo che tanti erano soliti dare al maiale allevato un anno intero nella stalla sotto casa e dal quale si otteneva tutto quanto riempiva la credenza familiare per mesi e mesi, portando abbondanza, soddisfazione e sorrisi.

Premesso che il tutto avveniva nella massima pulizia, partiamo ricordando il lavoro notturno delle donne per accendere il fuoco in strada e far bollire, prima dell’arrivo dell’esigente macellaio, l’enorme contenitore d’acqua necessaria per pulire alla fine l’animale da peli, peluria e quant’altro. Ore ed ore di legna ad ardere e di fuoco ben vivo perché l’acqua bollisse al punto giusto e all’orario necessario.

Finalmente, e quanto l’alba stava per spuntare, ecco arrivare con passo spedito il macellaio, che appariva in fondo alla strada tenendo sotto braccio un panno bianco nel quale erano avvolti uno, due, cinque coltelli ed altri attrezzi di… lavoro! Suo primo impegno constatare la bollitura dell’acqua, immergendovi il gomito. “No!”, la prima e contrariata affermazione dell’uomo, “l’acqua è fredda, occorre che sia più bollente!”. E le donne, come intimorite dal richiamo, mettevano altra legna ad ardere sotto l’enorme recipiente ricolmo d’acqua, preoccupandosi di soddisfare la perentoria richiesta del macellaio.

Quindi, tutti gli uomini a prendere “Ceccon’“ alla stalla e portarlo sotto casa per adagiarlo sulla “scannella”. L’animale ovviamente, data l’insolita operazione all’alba e come presagendo quanto stava per avvenire, non voleva saperne di procedere e faceva sentire i propri altissimi lamenti. Finalmente tra spinte, pacche sul dorso e tirandolo con le funi legate alle zampe anteriori, “Ceccon’“ raggiungeva il sito prestabilito e lì iniziava la più difficile delle operazioni: stenderlo sulla “scannella“, poggio di legno (sistematicamente malandato ed instabile!) su cui allungarlo e tenerlo fermo prima… dell’intervento conclusivo del macellaio, che intanto aveva provveduto ad affilare coltelli e quant’altro.

“Ceccon’“ veniva tenuto da quattro, cinque anche sei uomini adulti, emetteva lamenti terribili ed altissimi che svegliavano l’intero quartiere, mentre le donne impaurite preferivano abbandonare la scena e momentaneamente rientrare. Ecco, precisamente in quell’attimo il macellaio affondava il colpo nella gola dell’animale che continuava a dimenarsi ancora di più ma che, tempo pochi minuti, restava immobile sulla “scannella”. Subito un recipiente a terra, sotto la gola dell’animale, a raccoglierne il sangue, mentre più mani prendevano a cospargere di acqua bollente e fumante l’animale per tirarne via peli e quant’altro, pulendolo minuziosamente.

“Ceccon’“ era finito e si poteva procedere a sezionarlo per ricavare nei giorni a seguire tutto quanto avrebbe riempito di tanta “grazia di Dio” la casa. Prima però che la numerosa compagnia di parenti e vicini di casa si sciogliesse, dal buon “Ceccon’“ si tagliavano i primi pezzi di carne per soffriggerli in padella sul fuoco ancora accesso in strada e gustarli coi peperoni all’aceto unitamente a consistenti fette di pane casareccio e a tanti bicchieri di saporitissimo rosso locale coi quali brindare al nuovo anno e alle operazioni appena concluse. Il tutto preceduto da diversi bicchierini di cognac per ritemprarsi e combattere le basse temperature dell’alba.

Ecco così finiva decenni orsono “Ceccon’“ a Venafro e dintorni, dopo una vita (un anno…) trascorsa nella stalla sotto casa. Oggi è tutto diverso. Ci sono i mattatoi, dove il tutto avviene in modo profondamente diverso. Ciononostante resta la particolarissima pagina della recente storia popolare molisana!

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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