HOTEL RIGOPIANO – Doris come Cassandra, sognò la tragedia, ma nessuno le ha creduto

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ROMA – Non si dà pace Doris Gomez Rodriguez, una giovane donna cubana che da anni vive a Roma.

Oggi che tutti i corpi, inghiottiti da quello che era l’hotel Rigopiano, sono stati recuperati, si percepisce tutta la sua delusione.

Lei con la tragedia abruzzese c’entra poco. Però, lì a Farindola sarebbe dovuta andare per San Valentino, qui avrebbe trascorso, insieme al marito, un meritato soggiorno di relax, in una di quelle che erano considerate tra le 100 spa più belle d’Italia. Piscina riscaldata all’aperto, in alta quota, e un centro benessere tra i più attrezzati. Un sogno, dunque.

Quel sogno che per lei si è trasformato in un incubo già a metà gennaio, a pochi giorni dalla tragedia, quando racconta di averla sognata. Un segno premonitore ha disturbato il suo sonno, svegliandola carica di ansia. La neve, la montagna che veniva giù e l’hotel sommerso, distrutto. I tanti ospiti e dipendenti lì sepolti, ma vivi. Sperava fosse solo un brutto sogno, ma come spesso le accade da qualche anno, dopo pochi giorni si è avverato.

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Da subito ha cercato di far giungere a chi di dovere il suo appello.

“Quella gente è viva”, ha scritto più volte in un post, già dalle prime ore dall’incidente.

“Dovrebbero cercare dove c’è il grande albero caduto, lì c’è la cucina dell’albergo”, scriveva il 19, (i primi superstiti sono stati ritrovati il giorno dopo proprio nei pressi della cucina).

“Credetemi, ci stanno persone ancora in vita là sotto, non si sentono perché sono in profondità, ma ci sono”, gridava ai quattro venti, ma il suo appello è rimasto inascoltato.

“Io ho scritto una email alla protezione civile, a un giornalista, ho chiamato anche il 118, però mi dicevano che dovevo parlare con altre persone -ci ha raccontato- Poi queste persone mi passavano un’altra persona ancora e poi cadeva la linea e quando richiamavo non rispondevano più”.

Un comprensibile scetticismo, in situazioni di grande tensione, verso quello che da tutti è considerato solo un sogno, comunque una testimonianza poco attendibile.

“Volevo fare qualcosa a tutti i costi per aiutare quelle persone -ha continuato -Ti devo dire la verità, mi sono sentita anche in colpa perché di solito le mie preghiere  funzionano, io ho una gran fede. Ma questa volta ho pregato più che mai, senza nessun risultato. Ho sofferto così tanto che non ho dormito per due notti di seguito. Quella gente ha sofferto tantissimo e io lo sentivo”, si dispera.

Lei questi sogni premonitori vorrebbe non farli: “Adesso mi sono fatta prescrivere dal mio neurochirurgo delle gocce per dormire e cercare di non ricordare i sogni, perché mi fanno tanto male”.

Se la storia del sogno o no fosse vera, lo stabilirà l’autopsia disposta sui corpi di quelle tante vittime innocenti, certo è che la zona cucina da lei indicata è stata il cuore della tragedia.

I soccorritori hanno fatto di tutto, lavorando ininterrottamente sul posto, per portare in salvo più persone possibile, una corsa contro il tempo che purtroppo non è riuscita a mettere tutti a riparo.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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