PRIMARIE – Si comincia domani a Campobasso con Emiliano

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CAMPOBASSO – Primarie nazionali del Pd prologo di quelle locali e delle elezioni Regionali. Consiglieri di tutte le amministrazioni  in fibrillazione e truppe in fermento pronte a formarsi a favore e a darsi battaglia sulle barricate delle tre Mozioni, o meglio spaccature del Pd: Renzi Orlando e Emiliano, a sostegno dei futuri scenari politici a cominciare dall’appuntamento per palazzo D’Aimmo.

Domani Emiliano governatore della Regione Puglia testerà a Campobasso nella sala adunanza del Municipio del capoluogo regionale il gruppo di Ruta ormai venuto allo scoperto insieme all’altro collega Leva consacratosi al Movimento democratico e progressista insieme a Francesco Totaro, a Bersani e collocatosi in antitesi al presidente della Giunta Paolo Di Laura Frattura.

Insieme a  Ruta, notizia degli ultimi giorni, c’è il presidente della Provincia e di palazzo San Giorgio Antonio Battista.

Un fronte che almeno stando sulla carta abbastanza folto che oltre ad amministratori di altri centri del Molise tiene dentro gli assessori comunali Salvatore e Ramundo e 4 consiglieri Partito democratico del palazzo municipale, Trivisonno, Sanginario D’Elia e Molinari. Restano scontornate le posizioni degli altri assessori Chierchia Maio e dei consiglieri Libertuicci Landolfi Viola e Massarella. Alcuni di questi sono più vicini a Frattura e quindi dovrebbero appoggiare la Mozione renziana.

Lo scopo, tra l’altro, dell’incontro di domani è quello di presentare il manifesto degli intenti dei valori e del programma della Mozione e la formazione dei Comitati. Una mozione quella di Emiliano  già spiegata nella sua estrema sintesi dall’on. Roberto Ruta nel corso di due conferenza stampa tenutasi qualche giorno fa dove in una ha illustrato le motivazioni della sua vicinanza al governatore pugliese e nell’altra ha giustificato quindi il suo distacco da Frattura.

Riportiamo solo una piccola parte della mozione di Emiliano per una questione di sintesi e di spazio, un documento molto articolato che da molti luoghi alle politiche sociali e al lavoro temi che ne hanno fatto il suo cavallo di battaglia

“Siamo il Partito Democratico nato per attuare i principi della Costituzione su cui si fonda la nostra Repubblica. Siamo il partito erede della Resistenza, del movimento operaio, dello Statuto dei lavoratori, di un patrimonio di storie e valori che hanno unito una comunità. Noi siamo nati per attuare quei principi e quegli ideali democratici di uguaglianza e di giustizia sociale, che i nostri padri e le nostre madri costituenti, con passione civile e lungimiranza, hanno voluto assegnare alla parte I della Carta e di cui l’articolo 3 rappresenta la più alta tensione ideale, morale, culturale e politica.

Corre oggi nel Paese, per dirla con Salvatore Settis, prendendo a volta i colori dell’indignazione, a volta quelli della rassegnazione e della rinuncia, una domanda: è ancora possibile progettare un futuro in cui abbiano cittadinanza valori come giustizia, equità, democrazia, libertà? In cui il cuore della politica non sia incentrato sulle alleanze politiche, ma sui diritti civili? In cui per politica non si intenda un mestiere fra tanti, ma il confronto fra cittadini nella polis, cioè nella comunità? Può essere possibile, noi crediamo, solo se sapremo ricollocare i diritti sociali e civili e il bene comune, al centro di un nuovo discorso sulla democrazia e sulla cittadinanza.

Se sapremo unire il Paese, ricucire le sue ferite, affrontare le diseguaglianze e le troppe ingiustizie sociali. E tutto questo deve prendere corpo, in un nuovo progetto di coesione sociale e nazionale rappresentato dal Partito Democratico che dev’essere il principale riferimento della società italiana a cui tutti sono invitati a partecipare.

Oggi il 40 per cento dei giovani italiani è disoccupato, la precarietà ha rubato il futuro a milioni di ragazzi e ragazze, non si formano nuove famiglie perché non c’è sicurezza, un italiano su 5 è in povertà assoluta, mentre l’1 per cento più ricco del paese, detiene il 25 per cento della ricchezza nazionale, l’accesso alle cure sanitarie è fortemente condizionato dal reddito e dal grado di istruzione. Un nuovo progetto di coesione nazionale e sociale è il grande tema da cui ripartire, su cui rifondarci e su cui ricostruire l’identità del Partito Democratico. La crisi economica ha di fatto aumentato la fascia della popolazione più povera, (4 milioni e mezzo secondo Istat).

Avere un reddito basso e vivere da soli, senza una rete di protezione o senza l’ammortizzatore sociale per eccellenza, ovvero la famiglia, significa ammalarsi di più di malattie croniche e curarsi peggio. Sono 3 milioni e mezzo i bambini che vivono in povertà in Italia, con conseguenze a livello di abbandono scolastico, esclusione sociale, alimentazione, salute, come ci ricordano l’Istat e Save the Children. In Italia, il 32 per cento dei giovani con meno di 17 anni è a rischio povertà ed esclusione sociale, contro una media europea del 27.7%. Come rilevato da tutte le indagini economiche, sono proprio l’occupazione, il reddito e la ricchezza a rappresentare le dimensioni in cui i cittadini percepiscono oggi le disuguaglianze più forti”.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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