
VENAFRO – Un’importante stagione di riforme è quella che, negli ultimi anni, dopo un lungo periodo di immobilismo, sta vivendo il settore culturale del Paese Italia.
Il percorso intrapreso dal Ministero, con l’avvio di una serie di iniziative volte a ridare linfa alla cultura e a far sì che questa riassuma un ruolo centrale per lo sviluppo dell’Italia, sembra andare nella giusta direzione, anche se molto ancora bisogna fare, in termini di adeguate politiche di rilancio, sia a livello nazionale che locale.
È quanto emerso, questa mattina, dalla relazione di Claudio Bocci, direttore di Federculture, che, nella storica Dimora del Prete a Venafro, ha presentato “Impresa cultura. Creatività, Partecipazione, Competitività”, il 12° Rapporto Annuale Federculture 2016.
“Siamo assistendo ad un percorso di innovazione e a nuovi assetti di governance – ha affermato Bocci – anche i grandi musei oggi sono affidati a manager, direttori più attenti a fornire una serie di servizi a turisti e cittadini, in forma nuova, a volte discutibile. La sperimentazione – ha aggiunto – non sempre funziona, ma l’importante è che si avvii questo livello innovativo di gestione. I dati ci illustrano una forte ripresa dei consumi culturali che viaggiano intorno ai 70 miliardi di euro. Il turismo è l’unica grande area di business che cresce, abbiamo grandi opportunità, però, per fare attrazione turistica bisogna lavorare su politiche appropriate che abbiano a che fare tra l’altro con infrastrutture, accessibilità, mobilità, ricettività e accoglienza”.
In Italia la spesa media nel settore cultura sale a 126 euro a famiglia, non mancano però le differenze tra il nord e sud del Paese.
Soddisfacenti i dati su cinema e teatro, va meno bene il settore dei libri. Resta bassa però la media rispetto alla spesa delle famiglie europee.
“L’Italia – ha evidenziato il direttore – è al 22° posto rispetto ai 28 paesi dell’Unione Europea. C’è molto da fare per riallinearci alla media europea”.
A livello nazionale, il Molise non si posiziona meglio: con 78 euro al mese di spesa si pone a metà classifica tra le regioni italiane più in difficoltà, come la Calabria (59 euro) e la Campania (90 euro circa).
A preoccupare però è soprattutto il “tema dell’astensione culturale“: in Italia un cittadino su 5 non va mai al cinema o a un concerto, non frequenta un teatro e non ha mai letto un libro, in Molise gli astensionisti culturali sono uno su tre.
In un periodo di “rinascita” per il settore, anche i privati stanno tornando ad investire sul patrimonio culturale italiano, in particolare le fondazioni bancarie; questo grazie anche a uno strumento importante come l’Art Bonus, strumento che però in Molise non è stato mai utilizzato.
“Si tratta di un potentissimo elemento di leva fiscale – ha ricordato Bocci – che restituisce il 65% degli investimenti su beni pubblici e potrebbe essere uno strumento interessante per riavviare percorsi di valorizzazione, anche in questa regione”.
Secondo Federculture, per funzionare l’Art Bonus richiede un progetto condiviso “di comunità” verso cui indirizzare il mecenatismo. “In Molise – ha suggerito Bocci – sarebbe necessario individuare dei luoghi di eccellenza, come San Vincenzo al Volturno, e pensare ad un progetto bandiera su cui far convergere studi di fattibilità e risorse, sia in termini di sponsorizzazione che di mecenatismo diffuso, che possano aiutare il processo di sostegno e supporto allo sviluppo dei beni culturali.
Una buona progettualità – ha detto – è la premessa necessaria per reperire fondi”.
Per rilanciare il turismo è necessario anche ragionare in termini di ambiti di area vasta, “c’è necessita di dialogo, di relazione anche sul piano amministrativo tra le varie amministrazioni e comunità”. Quello che manca sono i piani paesaggistici, piani strategici di sviluppo e un approccio sistemico alla valorizzazione del territorio.
Il presidente di Federculture ha voluto poi esprimere perplessità sul provvedimento della Giunta regionale di “cancellare la direzione generale della Fondazione Molise culture, in nome della spending review.

“Se vogliamo che la cultura diventi occasione di sviluppo c’è bisogno di figure manageriali, di gente che a tempo pieno dedichi il suo impegno e la sua professionalità a una missione. Se una fondazione deve fare cose importanti, non si può farle con un consigliere delegato, altrimenti queste strutture sono destinate a fallire. Importante è avere una manager culturale che abbia precisi obiettivi dettati dalla Giunta. Non condividiamo questa operazione e mi piacerebbe – ha concluso – parlarne con i responsabili politici”.
L’evento è stato organizzato dall’associazione ADIFORM – presieduta da Emilia Petrollini – e dall’impresa sociale TRANSITA – presieduta da Angelo Marcucci e ha visto, tra i vari interventi, le relazioni di Paolo Ricotti fondatore di Planet Life Economy Foundation e dello Studio Campellone Maselli.
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