CELEBRAZIONE – Gabrielli: “Un Paese non ha futuro se non si ha rispetto per la memoria”

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ROCCHETTA A VOLTURNO – “La salvaguardia, la cura, l’attenzione alla memoria non è diretta agli episodi in sé, ma alle persone che di quegli episodi si sono rese protagoniste.

Il dono della propria vita per gli altri merita una rievocazione, meglio se in un luogo tanto evocativo che ricorda anni problematici e difficili vissuti dal nostro Paese”.

Così il prefetto Franco Gabrielli è intervenuto, questa mattina, alla cerimonia di commemorazione del maresciallo di pubblica sicurezza Giuseppe Lombardi, medaglia d’oro al valor civile alla memoria, assassinato nell’ottobre 1975, insieme a due colleghi, durante un attentato delle Brigate Rosse.

I familiari del maresciallo Lombardi, originario di Monteroduni, hanno voluto donare al Museo internazionale delle Guerre Mondiali la medaglia d’oro del loro congiunto, mentre il Museo Storico della Polizia di Stato ha concesso un’uniforme risalente a quel periodo storico. L’uniforme, fregiata del riconoscimento, è stata collocata in una sala della struttura.

Una cerimonia semplice, ma significativa quella che ha visto la presenza di autorità militari religiose e civili, i sindaci della Provincia e i figli di Lombardi, Nadia e Angelo Michele.

“Non mi aspettavo un luogo di gran pregio”, ha commentato il capo della Polizia di Stato in visita al Museo, dopo essere stato accompagnato dai curatori della mostra e dopo aver visto i mezzi schierati nel cortile.

Il prefetto Gabrielli ha voluto ricordare l’importanza  di queste iniziative. “Un Paese, un’amministrazione, una comunità -ha detto- non ha futuro se non ha rispetto per la sua memoria, se non ha rispetto per quelle persone che hanno sacrificato la propria vita per un ideale di legalità. Come ricordava oggi il sindaco di Rocchetta a Volturno è facile immolarsi per qualcosa di proprio che ci è vicino, molto più complicato farlo per qualcosa di ideale, per una persona sconosciuta o per la propria Nazione”. 

Lombardi è stato vittima del terrorismo rosso, oggi il mondo è attanagliato da una nuova emergenza: “Rispetto a ieri, la minaccia terroristica odierna è completamente diversa -ha sottolineato – come ci ricordava il ministro qualche giorno fa, è una minaccia a prevedibilità zero, una minaccia che ovviamente ha altissimi livelli di percezione tra la gente.

L’unica risposta è vivere la propria vita e non farsi condizionare da una paura che, per i mezzi tecnologici di cui disponiamo, è una paura globale.

Episodi che accadono così lontano da noi entrano violentemente nelle nostre case perché lo scopo principale di questa violenza è quello di impaurire e modificare le nostre abitudini. Dobbiamo pretendere che gli apparati di sicurezza svolgano al meglio il proprio lavoro, non siamo fuori dalla minaccia però i risultati sono a nostro favore, perché tanti uomini e donne stanno lavorando e, fino ad ora, sono riusciti a salvaguardare il nostro Paese.

Il prefetto ha poi parlato anche dell’accoglienza ai migranti, argomento di grande attualità anche nella nostra regione: “queste persone scappano da guerre, ma anche da situazioni di vita insostenibili, è necessario dare una  risposta diffusa per non creare sperequazioni”.

Affrontato anche il tema complesso dei rimpatri: “il ministro dell’interno – ha detto – sta lavorando molto. I rimpatri si fanno se ci sono paesi sovrani pronti a riaccogliere  queste persone. Ammesso e non concesso che si limitino i flussi e si intensifichino i rimpatri, molte di queste persone permarranno sul territorio del nostro Paese  – ha aggiunto – e dobbiamo tutti lavorare per governare questa situazione, soprattutto attraverso processi di integrazione. Se non vogliamo rendere veramente insicuri i nostri territori bisogna evitare che queste persone siano relegate ad una condizione di marginalità”.

Per Gabrielli: “La radicalizzazione non è una causa, è un effetto. Laddove le persone non si integrano, dal punto di vista non solo economico, ma anche sociale, si creano sacche di marginalità che sono l’anticamera di illegalità, di criminalità e, in una fase ulteriore, di fenomeni di terrorismo”.

Sulla carenza di organico e la paventata soppressione dei presidi di Polizia Gabrielli ha poi commentato: “Mi capita di vivere nel paese di Alice, dove ci si sveglia improvvisamente e ci si accorge che qualcosa non va. Per un periodo si è pensato che polizia, carabinieri fossero troppi, sono stati bloccati i turn over e cartolarizzate le scuole. Uno come me è chiamato a razionalizzare, a fare meglio con meno. Quando vado in giro e mi chiedono più uomini, allora torno a Roma e con la mia stampante 3D riproduco gli agenti e le agenti e li ridistribuisco sul territorio”, scherza.

Preferisce riderci su “per non piangere”, “mi serve per darmi la carica”- ha ammesso Gabrielli, che si definisce “un po’ sfigato”, per dover rimettere in moto un processo ormai compromesso, perché “per far danni basta poco, ma per rimediare occorre del tempo”.

“Vorrei si parlasse della cose con atteggiamento di conoscenza. Quella della Polizia di Stato – ha poi spiegato – è un’amministrazione che, negli ultimi 6-7 anni, ha avuto problemi  di ricambio generazionale. È un’amministrazione che, nei prossimi anni, vedrà diversi pensionamenti.

Nell’ultima legge di bilancio è stato fatto uno sforzo per invertire questa fase, ma questo intervento andrà ad impattare con situazioni per un certo verso compromesse. È come uno che ha avuto una grande polmonite o una bronchite; non è che se gli inoculiamo un po’ di antibiotici può andare a correre la maratona di New York”.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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