SCUOLA – Dirigenti scolastici ‘esasperati’, sit in davanti al MIUR

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BOJANO – “Come figli di un dio minore, relegati nella riserva indiana della Quinta Area della pubblica amministrazione, i dirigenti scolastici italiani sono esasperati.

Dal 2010 il loro contratto collettivo non viene rinnovato e, negli ultimi anni, il carico di lavoro e di responsabilità si è notevolmente aggravato”.

Così la preside dell’Istituto Comprensivo ‘Amatuzio-Pallotta’ di Bojano, Annamaria Pelle, anche segretaria regionale dell’associazione ‘Dirigentiscuola’, spiega le motivazioni del sit in che si svolgerà a Roma, davanti alla sede del Miur, dal 22 al 26 maggio prossimi.

“Già da febbraio – spiega la preside Pelle – la ‘Dirigentiscuola’, costituita solo da dirigenti scolastici, durante i lavori del Consiglio nazionale ha dichiarato lo stato di agitazione della categoria, chiedendo a tutte le altre associazioni e sindacati di unirsi per promuovere un’azione comune”.

“Non avendo ricevuto alcuna risposta – aggiunge –  ha organizzato un sit-in, a cui parteciperanno associati da tutte le regioni per rivendicare i propri diritti. Mi riferisco: a una perequazione all’interno della categoria, poiché tra di essi ci sono quattro tipi di stipendio con una differenza economica che va da un minimo di 300 euro ad un massimo di 700.

Dirigenti, ex docenti incaricati, che percepiscono assegno ad personam, dirigenti che percepiscono la ria (cioè indennità di anzianità), dirigenti che hanno entrambe questi emolumenti e dirigenti che non hanno né assegno, né la ria. Una perequazione con gli altri dirigenti della pubblica amministrazione che non hanno, rispetto ai dirigenti scolastici, gli stessi carichi di lavoro; spesso non hanno dipendenti né fanno contratti d’opera”.

La preside Pelle precisa: “Un dirigente scolastico non è solo responsabile della didattica e dell’amministrazione, ma di tutti i servizi, dalla sicurezza degli edifici scolastici, alla progettazione d’Istituto, al benessere dei dipendenti e si trova ad operare anche su più sedi”. “I dirigenti scolastici sono evocati a rappresentare l’avvocatura dello Stato, in cause relative al personale, ed ora anche per essere valutati devono sottoporsi ad un questionario che pregiudicherà i fondi stipendiali legati al risultato previsti dagli obiettivi regionali”.

“Da tempo – dichiara Pelle –  rivendicano il diritto ad essere valutati come gli altri dirigenti, per ottenere riconoscimenti ad un lavoro che impegna tempi esasperanti divisi tra l’accoglimento di istanze dell’utenza, controllo del personale, relazioni istituzionali con enti ed altre istituzioni ed agenzie sul territorio, agganci con lo stesso e progettazioni che permettono alla scuola fondi per migliorarne l’offerta formativa. Da qualche – conclude – non hanno più diritto alle ferie perché durante i mesi estivi sono chiamati ad adempiere a compiti istituzionali con scadenze da stress. La speranza è che la categoria prenda coscienza di questa sperequazione e si unisca in un solo movimento tale da poter ottenere il rinnovo contrattuale con una perequazione interna ed esterna degna di un dirigente”.

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