INQUINAMENTO – Venafro, l’accorato appello di Cotugno alle Istituzioni pubbliche

Vincenzo Cotugno
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CAMPOBASSO – L’ordine del giorno approvato dall’assemblea di palazzo D’Aimmo è stato preceduto dal un lungo e accorato appello del presidente del Consiglio regionale Vincenzo Cotugno che si è soffermato sul rischio e sui pericoli che corre la comunità di Venafro causa gli agenti chimici inquinanti derivanti da varie situazioni industriali e ambientali che mettono a dura prova la salute dei cittadini stanca di assistere impotenti a un degrado di questa portata.

Cotugno ha invitato nel suo preambolo al dialogo con la gente e a quanto produce alla salute di quest’ultima un crescente inquinamento ambientale e più in generale alla qualità della vita.

“In questi anni, da quando sono stato eletto Consigliere regionale – ha detto il presidente del Consiglio regionale –  e ho avuto l’onore di sedere con voi in quest’aula, credo di aver dato prova di onestà intellettuale e obiettività, cercando di porre il mio ruolo, al servizio della comunità con umiltà e grande rispetto per tutti. La mia storia di imprenditore mi porta, per formazione, ad un approccio concreto e pragmatico: dunque, lungi da me qualsivoglia cedimento agli umori della piazza per bieco populismo o, peggio ancora, per calcolata demagogia. Ecco perché, prima di entrare nel merito, vorrei chiarire le ragioni che mi hanno portato a presentare quest’ordine del giorno”.

“Dal 2013 l’OMS – ha spiegato –  l’Organizzazione Mondiale per la Sanità –  ha inserito il “PARTICOLATO” tra i cancerogeni certi, ovvero tra quelle sostanze che senza dubbio provocano il cancro, calcolando che ogni anno – nel mondo – muoiono 7 milioni di persone a causa dell’inquinamento.

L’Agenzia Europea per l’ambiente, nell’ultimo rapporto presentato (accessibile a tutti tramite internet), ha concluso che l’Italia si classifica al primo posto in Europa per morti derivanti proprio da cause di inquinamento. E di un incremento delle morti derivanti da inquinamento parla anche il rapporto ISTAT 2016.

Dati che trovano il loro puntuale riscontro in Molise e, in particolare, nei Comuni della Piana di Venafro, dove negli ultimi anni è stato registrato un incremento delle patologie delle vie respiratorie, delle patologie tumorali (anche epigenetiche) e degli aborti spontanei”.

Quindi ha annunciato che si ci si trova di fronte ad un vero e proprio allarme ambientale.

“Tutto questo viene denunciato non dall’isterismo della piazza, ma studi scientificamente provati svolti dai maggiori istituti di rilevamento nazionali ed internazionali. E qui mi riallaccio alle parole del Santo Padre citate all’inizio:

“…se ci fosse più dialogo …. si risolverebbero più facilmente tante questioni!”.

Perché dico questo…

Perché spesso noi che viviamo le istituzioni dall’interno tendiamo a vedere il bicchiere mezzo pieno, dando rilievo soprattutto a ciò che facciamo; mentre il popolo, che ci giudica, tende a vedere il bicchiere mezzo vuoto, denunciando soprattutto quello che non facciamo.

La questione è capire se tra ciò che facciamo e ciò che non facciamo si sia creato un equilibrio accettabile.

La Regione – come ogni altra istituzione di questo paese – ha il dovere di dialogare,  con i propri cittadini… di ascoltare i loro problemi… e, quando ne ha le competenze, di trovare a quei problemi una soluzione efficace.

I problemi lamentati dai cittadini della Piana di Venafro sono due:

  • il primo: un inquinamento non più tollerabile;
  • il secondo: è quello che loro percepiscono come un disinteresse della politica e segnatamente della Regione di fronte a questo problema.

Quanto al secondo, ho risposto in ogni sede che la Regione non si è mai disinteressata della questione… anzi! In Consiglio regionale, negli ultimi due anni, abbiamo discusso più volte tale argomento e abbiamo approvato diversi ordini del giorno e mozioni che impegnavano il Governo regionale ad assumere posizioni nette in favore della salvaguardia ambientale di quel territorio. Posizioni che il Governo regionale ha tradotto in atti.

Quali?

“I controlli dell’ARPA, con il Campionamento in continuo e discontinuo al camino per gli impianti produttivi della Piana; i rilevamenti delle Centraline di Venafro, l’importante limitazione sui quantitativi e dei codici dei materiali di cui agli impianti della Colacem e di Herambiente in occasione della procedura dell’AIA.

I piani adottati come il PRIAMO, il Piano Regionale dei Rifiuti, i procedimenti delle Aia, del PEAR che oggi approda in aula per l’approvazione.

Anche e soprattutto la costituzione nel giudizio amministrativo incardinato da HERA AMBIENTE dinanzi al TAR Molise i cui esiti ben conosciamo.Dunque qualcuno potrebbe dire: dopo aver fatto tutto questo”

Perché allora vi sono ancora tante lamentele?

“Perché convocare l’ennesimo tavolo tecnico presso il Tribunale di Isernia con il Presidente del Tribunale, dott. Enzo Di Giacomo, il Procuratore della Repubblica, dott. Paolo Albano, il Prefetto di Isernia, S.E. Fernando Guida e la Regione Molise e, addirittura, delegare al Prefetto eventuali ulteriori monitoraggi ambientali? Ma lasciatemi dire che l’intento di chi vi parla è esattamente l’opposto! Quest’ordine del giorno vuole esaltare il lavoro svolto fin qui dalla Regione e soprattutto dagli enti regionali, ARPA e ASREM in primis, perché senza la loro seria e scrupolosa attività di indagine, oggi, non avremmo neppure i dati di cui discutiamo… e da cui partire. L’ordine del giorno da me proposto punta proprio a legittimare questo lavoro, rendendolo immune da ogni possibile manipolazione o contestazione”.

Ma non solo questo, però…

Ed allora, perché di fronte ad un perdurante allarme, cosi esteso e diffuso, non ampliare le competenze con controlli più mirati e più diffusi?

“Va da sé che ARPA e ASREM hanno operato nei limiti delle competenze loro attribuite dalla Regione e in ragione dei mezzi e risorse di cui dispongono.”

“Su qualcuno che in modo capzioso e strumentale potrebbe far passare quest’ordine del giorno come una sorta di delegittimazione per la Regione o addirittura per l’ARPA”.

Aggiunge.

“Perché non assegnare all’ARPA, per esempio, più fondi per l’acquisto di centraline di ultima generazione da distribuire su tutto il territorio regionale? Perché non prevedere anche la campionatura del cosiddetto “Blackcarbon”, una delle particelle più sottili e letali, cosi come hanno evidenziato anche i medici molisani dell’ISDE? E ancora…. perché non affidare all’ASREM il compito di effettuare ricerche più approfondite, anche svolgendo studi analitici, mediante l’incrocio dei dati già in suo possesso, sugli effetti del “PARTICOLATO”?

“Perché non verificare se nella Piana di Venafro, anche attraverso l’analisi dei dati provenienti dal registro dei tumori, si sia davvero sviluppato un trend di mortalità incrementale e se questo trend coinvolge anche le patologie epigenetiche”?

“Dico questo anche in considerazione delle denunce di vari autorevoli esponenti dell’ISDE, come il dott. Di Ciaula, esperto di fama internazionale, ascoltato anche in Commissione Ambiente alla Camera dei Deputati in occasione della vertenza ILVA di Taranto. Ebbene, Di Ciaula sostiene che gli abitanti delle zone maggiormente esposte al “PARTICOLATO” sono esposti ad un forte rischio di mortalità per tumori maligni e per patologie non neoplastiche in età adulta, nonché ad un aumento di tumori maligni in età pediatrica. Questo accade perché molti degli agenti inquinanti presenti nell’atmosfera, oltre ad entrare nella catena alimentare, sono in grado di superare la barriera placentare e causare danni già in epoca fetale. Ecco perché, sostiene il dott. Di Ciaula, laddove la concentrazione di diossine, metalli pesanti, PM 10, PM 2.5, Blakcarbon, etc. è più forte, le popolazioni sono esposte ad un vero e proprio danno genetico, con il rischio di una riprogrammazione genetico-patologica in grado di determinare l’insorgenza di malattie di varia natura in età adulta”.

Quindi su quanto viene bruciato e va nell’aria.

Sappiamo perfettamente tutti che qualsiasi cosa si bruci, ed in particolare i rifiuti, si produce e si immette nell’aria una miscela incredibile di sostanze inquinanti, tutte sicuramente nocive per la salute. Posto, dunque, che il mio auspicio (che spero di condividere con tutta l’aula) è quello di potenziare i controlli su tutto il territorio regionale e fornire la nostra agenzia – L’ARPA – di maggiori mezzi e risorse, resta il fatto che noi nell’immediato, scontiamo un gap di credibilità… Molti comprendono quanto è stato fatto…ma i più trovano insufficiente lo sforzo della Regione…qualcuno addirittura tende a screditare il nostro operato soffiando sul fuoco della protesta, alimentando ovviamente la sfiducia che porta ad un aumento della percezione di un vero e proprio allarme sociale”

E qui le Prefetture.

“D’altronde, il coinvolgimento delle Prefetture nella gestione delle crisi ambientali, non è certo una novità. Quindi, una proposta che va nel senso di restituire nell’immediato soprattutto tranquillità e fiducia alle popolazioni locali…. e dare loro il senso forte della presenza e dell’azione di tutte le istituzioni, in primis la Regione, le cui strutture non hanno paura di confrontarsi né temono di mettere a prova ed a confronto il lavoro svolto, in quanto certi dei dati raccolti e delle analisi effettuate… pronte a sgombrare il campo da qualsivoglia manipolazione, ma andando anche oltre con tecnologie ed analisi ancora più mirate. Ecco perché durante l’incontro avuto il 23 maggio scorso presso il Tribunale di Isernia, il sottoscritto e l’Assessore all’Ambiente, Vittorino Facciolla, abbiamo ritenuto di poter svelenire questo clima chiedendo a S.E. il Prefetto di Isernia, Fernando Guida, di assolvere un ruolo di garanzia, coordinando, per conto della Regione, un’ulteriore campionatura di analisi nella Piana di Venafro, uno straordinario PIANO DI AZIONE, affinché si dimostri alle popolazioni interessate anche la bontà del lavoro svolto dalle agenzie regionali”.

L’intervento di autorità terze non è una novità.

“E’ successo in Calabria (a seguito delle proteste degli abitanti di Isola Capo Rizzuto); è successo in Campania (a seguito delle proteste della popolazione di Acerra per il noto inceneritore); è successo in Liguria (quando dagli impianti dell’IPLOM si sono avuti ingenti sversamenti di greggio)… e potrei continuare all’infinito. D’altronde, la collaborazione tra Regione ed autorità terze per il monitoraggio interdisciplinare degli agenti inquinanti, non è una novità neanche per il Molise”.

“I trasporti sono anche una fonte importante di “PARTICOLATO” primario, prodotto non soltanto dai processi di combustione ma anche dall’usura di pneumatici e freni.  Chiaramente non si vuole mettere in discussione l’importanza dei trasporti e della mobilità nella nostra vita quotidiana… ma rendere più sostenibili i nostri spostamenti: ecco perché, per migliorare il nostro benessere complessivo, dobbiamo pensare di trasformare in profondità anche il sistema regionale dei trasporti, con soluzioni innovative e più a lungo termine. In quest’ottica ben venga il collegamento viario programmato che da Mignano Montelungo porterà il flusso autostradale direttamente verso l’interno del Molise, evitando il centro urbano di Venafro. Si tratta, però, di un progetto la cui realizzazione è stimata in oltre venti anni”.

Nel frattempo però?

“Perché, eventualmente, non riconsiderare la realizzazione della bretella di Ceppagna, la cui progettazione è quasi a livello esecutivo e i cui lavori potrebbero essere appaltati in pochi mesi? Un problema, questo, che nella Piana di Venafro si acuisce quando, in presenza di tempo stabile e non perturbato, la maggior parte di queste emissioni tendono a rimanere in sospensione nell’aria e poi a depositarsi sul terreno a causa dell’inversione termica, che blocca l’aria fredda negli strati più bassi dell’atmosfera”.

“Ecco perché abbiamo bisogno di un’indagine ad ampio spettro, che investa tutte le possibili fonti di inquinamento atmosferico ed ambientale della Piana, con particolare riguardo proprio al cumulo degli agenti inquinanti.Gli esperti ci dicono che concentrazioni anche molto basse di agenti inquinanti ma per un periodo molto lungo, provocano, comunque, effetti estremamente negativi sulla salute dei cittadini.Va considerato, infatti, il tempo di esposizione, la vicinanza a fonti inquinanti e il concentrato di “PARTICOLATO”.

“Nessuno è a caccia di aquiloni, anche perché nella Piana di Venafro, credetemi, l’aria è talmente appesantita che sarebbe assai difficile farne volare uno…! Io chiedo a quest’Aula un atto preciso di responsabilità e di attenzione!”

Responsabilità.

“Perché a chiedercelo è gente che da anni convive con paure e dolore. Dialoghiamo con i nostri cittadini, non arrocchiamoci sempre dietro le solite formule “abbiamo fatto questo”…… “abbiamo fatto quello”. Ed ecco perché riveste un’importanza notevole il lavoro sin qui svolto dalle agenzie regionali… da cui vogliamo partire anche con ulteriori e più approfondite analisi, eseguite con il coordinamento della Prefettura di Isernia”.

Su viabilità e inquinamento conclude.

“Ebbene, come si rileva proprio dallo studio sopra citato dell’Agenzia Europea per l’Ambiente, i trasporti stradali sono la maggiore fonte di emissione di biossido di azoto (NO2) che, oltre ad essere uno dei principali inquinanti dannosi per la salute, è un precursore dell’ozono e del “PARTICOLATO” che si possono formare nell’aria. Non dimentico, infatti, che il territorio della Piana di Venafro non è afflitto soltanto dalla presenza di particolari impianti industriali, ma anche da un intenso traffico pesante.

Nessun intento persecutorio, ma solo la necessità di comprendere le dimensioni di un problema, quello del cumulo degli agenti inquinanti, che secondo studi indipendenti condotti dall’ISDE e come lamentato dalle “Mamme per la Salute”, ha raggiunto nella Piana di Venafro proporzioni non più tollerabili. E dico questo anche per fugare ogni dubbio circa i destinatari di queste ulteriori indagini che intendiamo eseguire con l’ausilio della Prefettura di Isernia”.

Conclusione.

“Dunque, come vedete cari Colleghi, niente di nuovo sotto il sole. Quella volta, dopo le denunce e le proteste della popolazione locale, fu chiamato in causa l’Istituto Superiore di Sanità e fu condotta un’indagine molto accurata per il tramite dei loro laboratori del centro ricerche di Roma. E’ accaduto già qualche anno fa, per i Comuni della Piana di Termoli. Quindi, la proposta che mettiamo in discussione oggi, non riveste né il carattere dell’eccezionalità (trattandosi di un modello consolidato di collaborazione tra istituzioni in materia ambientale) né tanto meno vuole assumere i contorni di un atto d’accusa, né di delegittimazione”.

Il Piano d’azione.

“Porre in essere, così come previsto dall’art. 10 del Dlgs 155/2010, un idoneo PIANO DI AZIONE nel quale prevedere gli interventi da attuare in breve termine, al fine di monitorare il livello degli inquinanti di cui all’art. 1, comma 2 e 3 (biossido di zolfo, biossido di azoto, benzene, monossido di carbonio, piombo, PM10, PM2.5, arsenico, cadmio, nichel, benzopirene e ozono) del Dlgs 155/2010, per verificare se tali agenti inquinanti superino le soglie di allarme previste dalle stesse norme, conferendo al Prefetto di Isernia il coordinamento del richiamato PIANO DI AZIONE”.

“In ogni caso consentendo all’Arpa Molise, anche attraverso specifici trasferimenti di risorse finanziarie, di effettuare con costanza i monitoraggi sopra richiamati e quant’altro a tutela della salute pubblica , al fine di tranquillizzare la popolazione della Piana di Venafro che da anni vive in una situazione di forte allarme sociale”.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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