VENAFRO – La storia umana e di fede dei Santi Martiri Nicandro, Marciano e Daria

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VENAFRO – Tra fine ‘800 ed inizio del secolo scorso si hanno invece interventi sostanziosi nella Basilica, con l’ordine dei Frati Minori Cappuccini che si distingue nella realizzazione del magnifico ed imponente altare ligneo centrale.

In effetti tali religiosi nei luoghi di culto loro affidati sono soliti occuparsi degli allestimenti degli altari, cosa avvenuta anche a Venafro, dove i Cappuccini col francese P. Bernardino da Mentone, al secolo Pietro Campana, realizzano l’altare ligneo principale che oggi domina la Basilica ed al cui interno è situato l’artistico tabernacolo.

Giusto anni addietro lo stesso altare, intaccato dall’inesorabile trascorrere del tempo, è stato oggetto di cure e restauri da parte di un apposito studio di professionisti tarantini, costituito da giovani ed affidabilissimi restauratori d’ambo i sessi che ne hanno rilanciato e fatto emergere tutta la suggestione e la storia cristiana che racconta.

In alto in tale altare è raffigurato San Michele, ai lati statue lignee di monaci, a sin. San Fedele da Sigmarinda e a des. San Felice da Cantalice, quindi affreschi sacri tutt’intorno al tabernacolo e al centro la magnifica pala, opera di fine ‘800 del pittore olandese Dirk Hendrickz, italianizzato in Teodoro d’Errico, che raffigura in alto la Vergine col Bambino e in basso San Francesco e i Santi Martiri Nicandro e Marciano in atto di adorazione.

Manca Santa Daria! Spiegazioni ufficiali mai nessuno le ha date. La supposizione é che, non essendo secoli addietro la figura di tale donna Martire ufficialmente riconosciuta dalla Chiesa, si ritenne di ossequiare l’ufficialità omettendo di rappresentare nella tela anche Santa Daria.

I venafrani però sono oggi convinti e determinati a tutt’altro: venerano Santa Daria alla pari del marito San Nicandro e del cognato San Marciano, ritenendoli appunto i Santi Martiri della Città.

L’attualità della fede popolare si estrinseca in momenti particolari ed eventi unici. Da segnalare al riguardo l’Opera di San Nicandro, antico dramma sacro su vita, messaggi ed estremo sacrificio dei Santi Martiri attraverso la narrazione scenica della loro esistenza terrena.

Trattasi di lavoro teatrale proposto nella settimana precedente il trittico festivo di metà giugno ed inteso come avvicinamento e preparazione spirituale a tali celebrazioni patronali, in maniera da vivere queste ultime con la devozione, la partecipazione e la fede dovute.

Viene allestito ed interpretato da persone di diversa età ed estrazione sociale di Venafro e del territorio circostante nel centro storico cittadino, in prevalenza sulla suggestiva piazzetta dell’Annunziata servendosi come ambientazione degli esterni, della scalinata d’ingresso e del sagrato dello stesso luogo di culto, siti assolutamente propizi per siffatta rappresentazione, e proposto alla collettività con cadenze periodiche, in genere triennali.

Altra devotissima forma di preparazione spirituale al trittico festivo patronale di metà giugno è il cosiddetto “Mese di San Nicandro”, trenta giorni (17 maggio/17 giugno) di preghiere e celebrazioni all’alba in Basilica (h 5,30 S.mo Rosario, h 6,00 S. Messa celebrata a turno dai sacerdoti della Diocesi d’Isernia/Venafro) perché la mente e lo spirito del credente  si avvicinino ed accolgano nella maniera giusta l’insegnamento e le imminenti ricorrenze festive.

Il culmine di tanta intensa e diffusa fede popolare della città è rappresentato comunque  da due momenti particolarissimi: il solenne Pontificale del 17 giugno mattina in Basilica con l’offerta di ceri e chiavi della Città nelle mani del Vescovo Diocesano, a significare il positivo connubio tra potere civile e religioso e soprattutto la piena, completa e convinta dedizione di Venafro e dei Venafrani ai loro Santi Martiri ai quali appunto affidano protezione e futuro della Città e della sua popolazione, e quindi la solenne processione conclusiva del 18 giugno –quest’anno come detto slitterà di 24 h e si terrà il 19- quando, intorno alle 20,30 e subito dopo l’effettuazione dell’asta popolare sul piazzale del luogo di culto dedicato al Santo Patrono per portare statue, reliquie ed arredi sacri nel corso del rito successivo, tali simulacri e le reliquie dei Santi Martiri lasciano la Basilica per attraversare a spalla molti quartieri dell’abitato cittadino prima di far rientro all’Annunziata da dove erano stati prelevati dal popolo due giorni prima, il 16 giugno.

Il rito, che inizia col canto corale dell’Inno “Sciogliam di lode un cantico…”, scritto da Raffaele Atella e musicato da Domenico Criscuolo,  sull’affollato piazzale della Basilica, canto che verrà ripetuto tante volte nel corso della processione, vede portati dal popolo la Testa/Reliquario di San Nicandro, le Reliquie di Santa Daria (trattasi di reliquie prese dalle catacombe dei martiri cristiani dell’antica Roma, dalla Chiesa battezzate quali reliquie di Santa Daria e da allora riconosciute tali dalla popolazione venafrana) ed il veneratissimo Busto argenteo del Patrono, San Nicandro, rifatto dopo il furto del bellissimo originale della Scuola Orafa Napoletana del ‘600, tuttora nella memoria di tutti per il coinvolgente e schietto sorriso stampato sul volto del giovane ufficiale, giusto com’erano soliti i martiri cristiani dell’antica Roma quando andavano incontro al patibolo.

E il simulacro che ricordi San Marciano? Non c’è, Venafro non ne dispone! Anni addietro un gruppo di volenterosi cittadini si attivò per avviarne la realizzazione, chiese udienza e s’incontrò con l’allora Vescovo d’Isernia/Venafro,  Mons. Visco, che elogiò idea ed iniziativa definendole “lodevoli e da portare avanti”.

I primi impegni successivi furono positivi e la gente di Venafro sposò la causa condividendone le finalità. Subito dopo però intervennero fatti e personaggi che finirono per bloccare il tutto, affossando ogni cosa. Un gran peccato perché appare giusto a molti che il popolo di Venafro disponga anche del simulacro di San Marciano, così come avviene per Santa Daria e San Nicandro, con l’urna con le reliquie della prima e testa e busto argenteo del secondo.

Non resta perciò che augurarsi che in un futuro prossimo la bellissima iniziativa popolare della realizzazione della Statua di San Marciano torni in auge e finalmente si concretizzi, in modo che Venafro possa fregiarsene.

Nel mentre la città nella stragrande maggioranza è pronta a celebrare i suoi Santi Martiri Nicandro, Marciano e Daria, augurandosi opere e tempi migliori mercé la loro intercessione e grazie a propri adeguati comportamenti di vita.

                                                                                                                  Tonino Atella

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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