PESCA – Decreto ministeriale in vigore dal 1° luglio per la valorizzazione della piccola pesca

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ROMA –  “Undici mesi dopo la proposta illustrata a Termoli è diventata legge dello Stato. Con il decreto per valorizzare la piccola pesca artigianale si compie un percorso avviato dalla responsabile nazionale dem per la Pesca e l’acquacoltura”.

Lo ha detto  l’on. Laura Venittelli che il primo agosto 2016 nella sala consiliare di Termoli, alla presenza del direttore del Mipaaf del comparto ittico Riccardo Rigillo e del sottosegretario Giuseppe Castiglione parlò della proposta che mirava anche a tutelare l’economia del mare e la sua sostenibilità, favorendo l’aggregazione degli operatori e dei piccoli armatori in Consorzi. Da lì si è esaurito un percorso politico amministrativo che ha portato alla piena attuazione  dal primo luglio il decreto 7 dicembre 2016 del Ministero delle Politiche Economiche Alimentari e Forestali recante la “Disciplina della piccola pesca e della piccola pesca artigianale” pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 151 del 30 giugno 2017.

IL PROVVEDIMENTO

Il decreto risponde alla necessità di definire, disciplinare e differenziare la «piccola pesca» e la «piccola pesca artigianale» al fine di valorizzare le realtà territoriali nazionali e le tradizioni ad essa legate, nonché incentivare l’aggregazione tra gli operatori interessati, migliorandone gli standard economici.

In particolare sono state disciplinate le procedure per il riconoscimento e la costituzione di Consorzi di gestione costituiti da imprese della piccola pesca artigianale, singole o associate, che esercitano la loro attività nella giurisdizione territoriale dello stesso Compartimento marittimo.

Il Consorzio, nei limiti della disciplina vigente in materia di pesca, può proporre alla Direzione generale della pesca marittima e dell’acquacoltura del Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali misure tecniche da applicare all’interno delle 6 miglia dalla costa nell’ambito del Compartimento marittimo di riferimento quali:

– i periodi per le catture;

– i limiti spaziali e temporali per l’utilizzo degli attrezzi consentiti;

– la regolarizzazione degli accessi alle zone di pesca;

– la previsione di ulteriori punti di sbarco rispetto a quelli esistenti;

– costituzione di aree riservate al ripopolamento;

– la possibilità di stabilire, per le specie ittiche di interesse, taglie minime maggiori di quelle previste dalla normativa vigente;

– l’adozione di misure per la riduzione delle catture accessorie e degli scarti;

– il monitoraggio delle risorse prima e dopo l’adozione delle misure;

– l’informazione e la sensibilizzazione degli operatori della filiera.

Naturalmente il Consorzio può proporre eventuali sanzioni per i soci che abbiano violato le norme in materia.

Il Consorzio deve:

– entro il 31 dicembre di ciascun anno, trasmettere alla Direzione generale della pesca marittima e dell’acquacoltura, tramite la Capitaneria di porto di competenza, il programma delle attività di gestione e tutela che intende svolgere per l’anno successivo.;

– entro il 1° marzo di ciascun anno, una dettagliata relazione sull’attività di gestione svolta nell’anno precedente, anche al fine di consentire un corretto monitoraggio delle misure e delle attività realizzate dal Consorzio stesso.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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