GENERAZIONE PERDUTA – “Migranti economici” dell’Italia, sono più dei migranti sbarcati sulla Penisola

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Nel 2016 ben 285mila italiani, prevalentemente giovani, sono partiti per l’estero in cerca di fortuna, o comunque di opportunità che l’Italia non è in grado di fornire.

Dati da immediato dopoguerra, quando erano circa 300mila l’anno. Si tratta dei dati del Dossier statistico sull’immigrazione 2017, che il centro studi Idos cura insieme alla rivista Confronti.

Ad andarsene sono soprattutto laureati e dottorandi in cerca di migliori condizioni lavorative, i “migranti economici” dell’Italia. Una fuga di cervelli che peraltro costa al Paese che non riesce a valorizzarli almeno 8,8 miliardi di euro: tanto lo Stato italiano ha speso per la loro formazione. E sono in numero maggiore rispetto agli stranieri che sbarcano sulle nostre coste: 181mila nel 2016, 200mila quelli attesi quest’anno.

Anche sul piano demografico l’apporto degli immigrati è fondamentale.

“All’Italia servono tra i 200 e i 270mila cittadini giovani in più per non invecchiare troppo”, commenta Pittau.

Le proiezioni di Idos dicono che nel 2065 “la popolazione residente straniera salirà da 4,6 milioni nel 2011 a 14,1 milioni nel 2065 (con una forbice compresa tra i 12,6 ed i 15,5 milioni)”.

Senza di loro, nessuno sarebbe in grado di gestire gli anziani: “L’indice di dipendenza degli anziani (cioè il rapporto tra la popolazione di 65 anni e più e la popolazione in età attiva 15-64 anni)” passerà “dal 30,9% al 59,4% “.

Il welfare del futuro, secondo gli scenari di Idos, passa necessariamente dagli stranieri.

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