CRONACA – Anfore trafugate restituite alla Città, due coniugi condannati

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VENAFRO – Questa mattina, al Verlasce di Venafro, sono state riconsegnate dagli uomini del Comando Carabinieri di Isernia alla Sovrintendenza dei beni culturali del Molise, le due anfore di epoca romana, ritrovate nel 2015.

 

Una indagine dei carabinieri di Venafro, partita già nell’anno precedente, e condotta dai marescialli Luigi Schioppa, Antonio Martone, Gianluca Falegnami e dall’appuntato scelto Giuseppe Nobis, all’epoca tutti in forza alla Compagna di Venafro.

I reperti archeologici, trafugati, furono scoperti, all’esito di una perquisizione, in un vecchio appartamento della città e sottoposti a sequestro. Marito e moglie, che occupavano l’abitazione, addussero le più svariate e inverosimili giustificazioni, senza però convincere gli inquirenti.

Oggi, a distanza di due anni, l’iter processuale ha seguito il suo corso e i due coniugi sono stati condannati, per detenzione illecita di beni dello stato.
Fino ad oggi  le anfore confiscate sono state custodite nella caserma; con la condanna definitiva è stato richiesto al GIP Iaselli di autorizzarne la riconsegna al Polo Museale di Venafro. Richiesta accolta.

Forse di origine spagnola, le anfore sembrano  provenire  dal mare. Ancora, infatti, sono visibili le incrostazioni e corrosioni tipiche dell’ambiente marino. I due oggetti erano utilizzati per il trasporto di olio e vino, ma anche per conservare pesce essiccato. Probabilmente, carico di una nave, furono perse durante una traversata.

Ora ritornano nella loro sede naturale e rimarranno esposte molto probabilmente nel Verlasce di Venafro, a disposizione del pubblico e di tutta la cittadinanza.

Alla conferenza stampa e alla riconsegna erano presenti il maggiore Salvatore Vitiello, il comandante della Compagnia di Venafro Mario Giacona e, per la Sovrintendenza, la sovrintendente Teresa Elena Cinquantaquattro e la dottor.ssa Colombo.

“I recuperi sono importanti -ha detto la sovrintendente- si seguono in genere due piste: da un lato i beni entrati in possesso di privati che amano esibire nelle loro abitazioni reperti antichi, un secondo caso è quello del traffico di reperti archeologici che alimenta il commercio illegale di antiquariato.
Sono opere di inestimabile valore storico, che per la loro natura, se sottratte al loro reale ambiente, perdono gran parte del loro potenziale informativo”.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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