CULTURA – Paleolitico, il dentino restituito al Museo: torna per sempre a Isernia

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ISERNIA – “Resterà a Isernia per sempre, oggi pomeriggio l’ho consegnato definitivamente al Museo”.

Il dentino del bimbo di 4-5 anni torna, dopo essere stato sottoposto a studi internazionali, nella sua sede di origine: nei locali del Paleolitico di Isernia.

Lo ha reso noto, nel corso di un incontro al Comune, il prof. Carlo Peretto dell’Università di Ferrara, tra i maggiori studiosi del sito archeologico La Pineta.

La sua equipe ha riportato alla luce il primo resto umano dell’area: il dente da latte di un bimbo di circa 600mila anni fa.

Il reperto verrà esposto, da sabato mattina, dopo un convegno ad hoc nel Museo isernino.

“Gli ultimi studi, anche quelli su questo dentino -ha spiegato Peretto- hanno permesso di capire che si tratta di un ragazzino di 4-5 anni. Abbiamo capito che la madre non si muoveva molto. Il suo territorio di spostamento per la caccia era circa 10 km. Questo si sa perché, proprio nel periodo fetale, la formazione del bambino e soprattutto dello smalto dei denti risentono delle cose che la madre ha mangiato e bevuto. Viaggiava poco, contrariamente ad altri animali: il rinoceronte e il bisonte -come si vedrà sabato- si spostavano molto di più”.

Il bimbo appartiene a una specie che precede l’uomo odierno, l’Homo heidelbergensis.

“In Germania -ha spiegato l’archeologo- dove è stata ritrovata una mandibola, risalente allo stesso periodo di 600mila anni fa, l’Homo heidelbergensis evolve nel tempo dando origine in Europa all’uomo di Neanderthal che però termina la sua corsa evolutiva a 30mila anni da oggi e in Africa dà origine all’homo Sapiens che poi si diffonde in tutto il mondo e in Europa arriva  40mila anni fa”.

Peretto ha voluto sottolineare poi l’importanza di questo reperto, anche per un rilancio turistico del Molise che, fino ad oggi, non ha saputo beneficiare delle sue considerevoli bellezze.

“Tutto quello che riguarda la fruizione e la divulgazione del sito -ha affermato- è un aspetto che interessa anche gli organi competenti del Ministero, le istituzioni politiche che dovranno cogliere questa opportunità, bisogna puntare su elementi di visibilità emozionali. Questi musei -ha dichiarato- devono essere in grado di raccontare delle storie emozionanti, i visitatori devono essere coinvolti in queste storie anche dal punto di vista del piacere e del godimento. Il Molise -ha ricordato- è pieno di cose spettacolari, che non sono solo legate al Paleolitico. Basti pensare a Pietrabbondante, a Sepino, Castel San Vincenzo, tanto per citarne alcuni. Ritrovamenti che non sono conosciuti. C’è una certa ignoranza italiana e internazionale che bisogna modificare. È necessario sedersi intorno a un tavolo e fare dei progetti, iniziative volte a cambiare rotta “.

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