POLITICA – Non ci sono punti di contatto condivisi tra il governo Frattura e l’Ulivo 2.0

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Assicurazioni Fabrizio Siravo

CAMPOBASSO – Distanze sempre più lunghe tra chi, la segreteria del Pd che invoca l’unione e il tentativo di rimettere in piedi un centrosinistra capace di ridialogare per colmare le divergenze sulle problematiche che hanno diviso i due fronti, Ulivo 2.0 e la maggioranza del governo Frattura, e quelli che continuano a dire no perché i tempi ormai non ci sono più soprattutto per realizzare un punto di incontro dove ridiscutere rivoltare e accettare una  politica unica  di centrosinistra e da qui indicare o riconfermare il candidato Governatore della Regione.

L’atteggiamento dell’Ulivo 2.0 di Ruta e Leva che ha realizzato almeno fin qui un programma di netta contrapposizione al governo regionale va dritto per la sua strada sordo alle sirene della segreteria regionale del Pd che continua a inviare messaggi di confronto e poi di compromessi per individuare una strada comune in vista delle Regionali di marzo. L’appello che parte da considerazioni e riferimenti nazionali convincono poco quanti hanno già messo in moto una macchina che va verso altre direzioni.

Intanto la segreteria regionale del Pd non lascia nulla di intentato sbracciandosi fino in fondo finchè ognuno abbia un atteggiamento di attenta responsabilità.

“Lungo questa strada – scrive la segreteria del Pd –  di ritrovato dialogo, il Partito Democratico del Molise aveva accolto con sincero interesse l’apertura al confronto arrivata dagli amici Carmine Trematerra, Nicola Macoretta e Michele Durante, che ringraziamo pubblicamente per questo tentativo di riannodare le fila per l’intero centrosinistra. Senza preclusioni, né sui nomi, né sul programma elettorale, che per il Pd resta una pagina bianca da scrivere insieme agli alleati e i cittadini. Marcello Miniscalco e Luigi D`Orsi – scrive la segreteria regionale del Pd – si sono detti d’accordo, anche a discutere di lavoro e sanità. E anche in pubblico come pure abbiamo promosso durante i tanti incontri territoriali, da ultimo in quello di Pozzilli, nel corso della conferenza programmatica chiesta da tutti per valutare l’operatore del governo regionale. Anche questa, come il tavolo di oggi pomeriggio, disertata”.

Ed invece?

“Sono state piuttosto accelerate le condizioni di una divisione proprio quanto i mediatori erano al lavoro. Perché? Perché una parte, una minoranza, non vuole l’unità. E di questo, si assumerà tutte le responsabilità. Perché non si possono dettare condizioni a distanza, senza nemmeno sedersi l’uno di fronte agli altri, rifiutare il dialogo e alla fine invocare anche l’unità del centro sinistra. Così facendo, non solo si rischia davvero di consegnare la Regione e l’Italia alle destre, ma peggio ancora l’Europa agli xenofobi e ai populisti, minando dalle fondamenta la nostra democrazia repubblicana.

Ma d’altra parte, secondo la visione corta di qualcuno, se ci si divide maggiori saranno i seggi a disposizione di MDP. Una buona chiave di lettura per comprendere le divisioni di una parte della sinistra molisana? Qualcuno da tanto sta lavorando in questa direzione. D’Alema e soci ancora una volta stanno provando a distruggere tutto. Lavoriamo insieme per impedirlo. Lavoriamo per ricostruire un centro sinistra unito e credibile agli occhi di un elettorato che ha sempre premiato l’unità e mai le divisioni.

Sosteniamo la ripresa di occupazione e investimenti, appena iniziata. Aiutiamo chi perde il lavoro, garantiamo servizi agli ultimi e tutela dei diritti per tutti. Battiamoci per la realizzazione del parco del Matese, l’efficacia della Zes e il rilancio delle attività produttive. Sono questi gli argomenti veri, concreti, che il Partito Democratico, sin da questa estate, sta portando sul territorio, ascoltando la gente, raccogliendo proposte, costruendo insieme alle persone di buona volontà il nostro destino”.

Sul fronte di quanti credevano che il governo regionale potesse e dovesse ragionare e probabilmente fare un passo indietro  per arrivare ad una riconciliazione e soprattutto ad una revisione di temi e programmi di fondamentale importanza per la vita sociale della regione, si ritiene invece che non ci siano né segnali di ripensamenti né intenzioni di riposizionamenti programmatici tali da consentire almeno spazi per sedersi insieme intorno ad un tavolo per un confronto che successivamente arrivi ad una unica proposta politica. Insomma quanto ha messo contro l’uno conto l’altro per cinque anni è impossibile che trovi punti di contatto e di condivisione a tre mesi dalle elezioni. E’ questo il vero punto. E’ possibile fare marcia indietro e rimangiarsi quanto fatto? Il governo Frattura non lo farebbe mai e qui nasce un muro che riteniamo ormai sia invalicabile che non porterà ad alcuna proposta o soluzione politica condivisa e unica.                                                         

Aldo Ciaramella

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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