EMIGRAZIONE – Dramma Venezuela, morti due molisani. Appello alla Regione

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CAMPOBASSO – Nonno e nipote di Sant’Elia a Pianisi, Damiano e Gabriel Antonio Petruccelli uccisi in Venezuela mentre tentavano di opporsi ad una rapina, altre morti sconosciute di molisani nei mesi scorsi.

Una situazione drammatica per le migliaia di corregionali che risiedono in Sudamerica molti dei quali chiedono di rientrare e soprattutto sostegni e luoghi dove poter domiciliare in Molise visto che qui non hanno, da anni, più nulla.  In questi giorni i Comitati di Abruzzo e Molise pro Venezuela stanno scomodando un po’ tutti per trovare punti di appoggio a quelle famiglie che hanno chiesto di far ritorno in Italia ma si trovano spesso nell’impossibilità di non avere risorse economiche per gestire i rientri e quindi le sistemazioni in Molise. Di fronte ancora all’assenteismo si è fatto ricorso a situazioni di emergenza quale la raccolta di fondi. Un appello in questo senso è rivolto dal consigliere regionale Michele Petraroia che spinge in particolare sulla Regione per programmare nel limite delle possibilità finanziarie dell’Ente di via IV Novembre aiuti o agevolazioni che non potrebbero costare nulla alla Regione alle situazioni più critiche quelle che cercano di fuggire a uno stato di sofferenza e violenza sempre più opprimente e crescente:

“Qualche mese fa la giornalista originaria di Riccia Adriana Ciccaglione appena rientrata in Italia dalla città di Barquisimeto  – osserva Petraroia – ci informò di un suo giovane collega figlio di italiani ammazzato, ma per via dei ritardi nelle procedure di rilascio del passaporto su quella vicenda il nostro Ministero degli Esteri non è potuto intervenire a chiedere spiegazioni alle Autorità Venezuelane. La crisi sempre più grave costringe le persone a vivere di espedienti, di non disporre di medicinali e generi di prima necessità, e di tentare vanamente di riprendersi la cittadinanza italiana con file interminabili e tempi lunghissimi presso i nostri Consolati. Ufficialmente nell’Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero risultano iscritti 140 mila persone in Venezuela ma in realtà gli oriundi superano il milione e di questi oltre 100 mila sono abruzzesi e molisani. Chi ne ha avuto la possibilità è già rientrato in Molise appoggiandosi a parenti o conoscenti, ma una vicenda di queste proporzioni non può essere gestita solo da reti amicali o dal mondo del volontariato.

Recentemente insieme a volontari dell’Abruzzo il Comitato Molise Pro-Venezuela sta promuovendo una colletta per far rientrare una famiglia di Toro che vive a Caracas con marito, mogli e due bimbe di 3 e 5 anni. Un Pastore Evangelico de L’Aquila ha trovato l’alloggio e se tutto andrà bene entro qualche mese si dovrebbe assicurare uno sbocco positivo a questa famiglia, ma ciò che serve è l’attenzione delle Istituzioni, dei Comuni, delle Regioni e dello Stato per andare incontro con misure specifiche a queste necessità. In vari paesi del Molise e a Campobasso chi è tornato non ha passaporto italiano, non ha lavoro, non ha casa, ha un titolo di studio non riconosciuto, una patente non valida e non sa a chi rivolgersi per essere aiutato. L’emigrazione è un dramma e non una festa. Chi scappa dal Venezuela lo fa per mettere in salvo sè stesso e la propria famiglia. Piangere o inviare corone di fiori, telegrammi o messaggi di cordoglio serve a poco. Occorre rompere il muro dell’indifferenza, dell’apatia e del disinteresse, ponendo l’Emergenza Venezuela come una questione su cui le Istituzioni, ciascuna per le proprie responsabilità, hanno il dovere di intervenire ufficialmente”.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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