APPELLO – Si dedichi almeno un fine legislatura ai problemi dei molisani!

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CAMPOBASSO – Cambiare passo, questa è la regola per il futuro, troppe le criticità e l’incapacità di una programmazione seria e costruttiva.

La Cgil lancia l’appello nel giorno più caro ai cittadini sperando che entri nel cuore e nel cervello l’invito a mutare atteggiamenti e voltare pagina per mettere in campo da subito misure volte agli investimenti, alla realizzazione delle opere previste, programmate e annunciate con fondi dichiarati e probabilmente disponibili da tempo, all’apertura quindi dei cantieri, alla ripresa e poi all’affidamento e al riconoscimento concreto del diritto al lavoro a quanti oggi combattono il quotidiano vivendo nella disperazione e ai limiti della miseria.

Franco Spina segretario regionale organizzativo della Cgil puntualizza

“Tante volte ci siamo sentiti dire ai tavoli istituzionali che la situazione molisana era al collasso e che era inevitabile una cura seria per porre rimedio al declino. Tutto vero, il Molise ha sprecato tante possibili ripartenze e giocato male le risorse giunte in questa terra sia attraverso la programmazione europea sia a seguito dei dolorosi eventi del terremoto e poi dell’alluvione, solo per citarne alcuni. La Regione, ad esempio, ha seguito con leggerezza le proprie aziende partecipate, non ponendo in essere azioni volte al rilancio delle stesse quando c’era ancora la possibilità ed è altrettanto innegabile che sulle criticità del sistema sanitario (commissariato) o sul sistema dei trasporti da tempo in difficoltà, andavano intraprese azioni strutturali. Occorreva invece una riorganizzazione complessiva del “sistema Molise” che tutelasse i cittadini molisani”.

A fronte di tutte queste criticità, era logico attendersi azioni e provvedimenti coerenti all’analisi di contesto.

“La realtà è però un’altra – continua Spina – Sicuramente abbiamo assistito alla prima fase, ovvero la dismissione delle partecipate, GAM, Zuccherificio, Korai in testa, interventi sulla protezione civile, sul sistema sanitario regionale pubblico. Questo ha significato una contrazione dei costi netta per la Regione, a fronte però di un immediato innalzamento delle criticità delle famiglie coinvolte. È troppo facile agire sostanzialmente solo con politiche basate sui tagli, tralasciando la ricaduta sociale provocata dagli stessi. L’effetto ottenuto è verificabile da tutti, la chiusura di importanti aziende e del loro indotto, ha determinato un crollo del lavoro stabile e a tempo indeterminato che offre delle certezze alle famiglie, in parte compensato da lavori precari e non duraturi, contrattualmente più flessibili. La riorganizzazione intrapresa ha creato, inoltre, un ulteriore dramma legato agli ammortizzatori sociali ormai in fase di dismissione per scelte del Governo nazionale a cui non si è opposta una forte azione delle Regioni. Le conseguenze sono note, migliaia di ex lavoratori si ritrovano a non avere alcun reddito di sostentamento derivante dalla perdita involontaria del lavoro”.

Troppi ammortizzatori sociali e zero lavoro

“E’ del tutto evidente che gli ex lavoratori e i disoccupati del Molise vogliono il lavoro e non un ammortizzatore sociale, ma è chiaro che in attesa del lavoro esiste un problema sociale e di sostentamento delle famiglie che deve essere affrontato, che deve riguardare chi governa l’Italia e il Molise. La CGIL più volte ha espresso la necessità di fare fronte comune nel chiedere al Governo Nazionale la giusta attenzione al sociale, la rivisitazione fatta dal jobs act sul tema degli ammortizzatori tradizionali proprio nel momento storico peggiore sul fronte occupazionale a partire dalle aree di crisi riconosciute, risulta del tutto incomprensibile. Servono misure che consentano agli ex lavoratori di rimanere agganciati allo strumento di crisi fino al rilancio produttivo concreto.”

Manca quindi la seconda fase che doveva essere quella del rilancio.

“La CGIL ha sempre sostenuto che il lavoro si crea attraverso una grande operazione di investimenti a partire dall’utilizzo delle risorse pubbliche, e che le semplici politiche di bonus e incentivi hanno un effetto e ricaduta minima e di breve durata rispetto alle risorse impegnate. Con questa logica avevamo intrapreso positivamente la scommessa sul riconoscimento dell’area di crisi complessa. Ad oggi dopo oltre 2 anni si discute ancora di tale strumento. Fermo restando l’ulteriore proroga sui tempi di presentazione dei progetti, non è ancora dato sapere  quante imprese abbiano già  presentato  istanza e potrebbero concretamente avviare, aumentare o riprendere le proprie attività nei territori coinvolti, quanti al momento sono i lavoratori potenzialmente coinvolti in questi progetti”.

Una situazione generalizzata che coinvolge con qualche distinguo anche il basso Molise cioè quello dell’area di crisi semplice.

“E’ da chiedersi altresì a che punto siamo sul fronte della spesa riguardante il Patto per il Molise, presentato come uno strumento capace di ridare fiato al Molise come al resto del Sud impegnando risorse su 5 assi ritenuti strategici (infrastrutture, ambiente e territorio, sviluppo economico e produttivo, turismo e cultura, innovazione formativa).

E’ del tutto evidente che il ritardo accumulato ad oggi non aiuta la ripresa e non aiuta le tante persone in difficoltà. Quando parliamo di cambio di passo ci riferiamo esattamente alla necessità di accelerare sulle misure volte agli investimenti, alla concretizzazione delle opere programmate, al riavvio dei cantieri.

Serve, insomma, un cambio di passo sulle politiche attive e passive, migliorando quelle attive e predisponendo quelle passive.

È assurdo pensare che un lavoratore a 55/60 anni non abbia, una possibilità di rioccupazione, un sostegno al reddito e nemmeno uno scivolo verso la pensione. Sarà anche compito dello Stato e delle regioni predisporre azioni a tutela dei propri cittadini? Non può esserci sempre l’alibi delle scarse risorse nazionali, la Conferenza Stato-Regioni dovrebbe servire ad ottenere una migliore distribuzione delle spettanze sul sociale in base ai fabbisogni esistenti e strutturali nelle singole realtà e non il taglio lineare delle stesse che penalizza le regioni come avvenuto per la mobilità in deroga creando una distinzione tra lavoratori.

Tante le vertenze aperte che necessitano di una risposta come quella legata al trasporto locale. Dopo l’annullamento della gara di appalto per il trasporto extraurbano effettuata dal Consiglio di Stato nel 2016, la Regione non ancora procede da un lato alla nuova gara, dall’altro ad un nuovo piano regionale dei trasporti che consenta di garantire il diritto alla mobilità spettante ad ogni cittadino molisano. Così come è evidente che occorre pretendere da alcuni vettori il rispetto contrattuale ed economico per i lavoratori e avere il coraggio di procedere alla risoluzione dei contratti in presenza di palese violazioni”.

L’ultimo appello è quello al 29 dicembre quando il Consiglio regionale discuterà di lavoro e criticità del momento.

“Dopo l’ennesimo presidio di lavoratori innanzi al consiglio regionale, il prossimo 29 dicembre si svolgerà un’altra seduta monotematica sul tema del lavoro e sulle criticità del momento tra cui i lavoratori ex mobilità in deroga, ATM, vertenza Gam. L’auspicio sincero e profondo della CGIL è quello di trovare in tutti i consiglieri una capacità decisionale vera, basta assistere a rinvii, mozioni e interrogazioni alla giunta che lascerebbero ancora una volta tutti i problemi aperti. Servono decisioni vincolanti e verificabili nel breve periodo considerato che tra poche settimane questa assise regionale terminerà le sue funzioni, riteniamo sia un atto dovuto nei confronti dei tanti concittadini a cui va un augurio di buon Natale, che da troppo tempo attendono risposte”.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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