UNIVERSITA’ – Poche risorse e alta tassazione, le Università sono in crisi

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CAMPOBASSO – Poche risorse, altissima tassazione per gli studenti che le tasse le pagano  pienamente, precarizzazione del lavoro e assenza di prospettive per il futuro.

Per le Università italiane il disagio maggiore che è poi un malessere che al momento è difficile debellare, è di questo tipo. E di tanto si è parlato a Cosenza il 23 ed il 24 gennaio, presso l’ateneo della Calabria di Arcavacata, l’Assemblea nazionale della FLC CGIL sull’Università, che si è chiusa con l’intervento di Susanna Camusso segretario generale della Confederazione.

In questi anni, sottolinea poi la Flc Cgil Molise, si è assistito ad un enorme riduzione delle immatricolazioni, dovuta all’innalzamento delle tasse che ha impedito a centinaia di migliaia di studenti della classe media impoverita di partecipare alla formazione universitaria. Inoltre si è approfondita la frattura tra atenei del nord e atenei del Mezzogiorno, in virtù di uno sciagurato sistema di valutazione messo in atto dall’Anvur, che ha premiato università già ricche e potenti, e ha devastato quelle del sud, con l’effetto di una migrazione intellettuale di massa da sud a nord che ricorda gli anni Sessanta e Settanta. Sono ormai più di 25mila ogni anno gli studenti del sud che vanno a immatricolarsi in atenei del nord. E ciò è un evidente freno per lo sviluppo dell’intero Mezzogiorno, poiché gran parte di essi difficilmente vi faranno ritorno.

Per la FLC CGIL Molise, ha portato il suo contributo Paolo De Socio, che ha evidenziato la specificità del territorio molisano illustrando i numeri del decremento demografico e della consequenziale perdita di studenti nell’intero sistema scolastico e di riflesso anche in quello universitario. In tale contesto, l’Unimol continua in ogni caso a rivestire un ruolo di presidio culturale, che si affianca a quello classico di alta formazione e ricerca. La constatazione che le problematiche che attanagliano la realtà molisana è comune con quelle della altre aree interne rende necessaria un’azione straordinaria riferita alle Università meridionali, con una conseguente campagna di investimenti che non può sottostare a criteri di valutazione che non rispettano parametri condivisi e, soprattutto, che non danno indicazioni su come migliorare l’intero sistema. Nel richiamare uno sforzo eccezionale per far percepire massima trasparenza nell’azione accademica, il delegato molisano ha tracciato un quadro su alcune tematiche da rilanciare nel panorama programmatico politico sindacale:

1) la necessità di garantire l’accesso alla formazione e all’alta formazione per tutti stimolando la discussione sulla gratuità o secondo il principio di proporzionalità contributiva;

2) la necessità di garantire senza se e senza ma un piano straordinario di stabilizzazione dei precari dell’Università e della ricerca evidenziando che non è più possibile tollerare che lavoratori con alto profilo professionale siano costretti a fuggire o quando gli va bene arrivino alla soglia dei 50 anni con contratti ancora precari;

3) rilancio della piattaforma contrattuale in corso e di quella per il prossimo triennio per un recupero salariale reale del Personale degli atenei e per migliorare le condizioni nei luoghi di lavoro;

4) Sicurezza nei luoghi di lavoro e nei laboratori e sicurezza per gli studenti universitari  evidenziando che nel vicino Abruzzo (ma non solo in Abruzzo) sono crollate sedi e sono rimaste vittime studenti allocati negli alloggi universitari.

Dopo interventi di alto spessore, tra cui quello dei rettori delle Università della Calabria, di Potenza e di Sassari, dei Prof. Baccini, Viesti, Pietronero e Cermosino e dei rappresentanti nazionali delle associazioni studentesche UDU e LINK, l’Assemblea è stata conclusa da Susanna Camusso.

“Il messaggio sbagliato che si è diffuso in questi anni – ha affermato il Segretario Generale della CGIL – è che l’Università pubblica, così come tutte le altre istituzioni pubbliche, non sia essenziale per la vita dei cittadini. Questo è il vero divario del nostro Paese. Quello che dobbiamo fare è provare a ridare all’Istruzione la funzione primitiva di ricostruzione di cittadinanza e di lettura critica del mondo ai cittadini. E c’è solo un modo per farlo: ricostruire l’idea di un sistema universitario collettivo”. “Abbiamo una grande opportunità adesso – ha concluso Camusso – il rinnovo del Contratto. Rappresenta per noi un cambiamento di fase, che nessuno ci ha regalato ma che ci siamo guadagnati in anni e anni di lotte. Il Contratto ci potrà permettere di costruire un primo scalino fondamentale nel percorso verso un’Università infrastruttura del Paese che possa tornare a fare la vera differenza nella vita pubblica del nostro Paese”.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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