EVENTO – 50 anni di sacerdozio per don Vittorio Perrella parroco del quartiere Cep

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CAMPOBASSO – Campane a festa al quartiere Cep.

Don Vittorio Perrella, ormai 80 anni passati ma spirito giovanile e fisico ancora integro, spegne le sue splendide 50 candeline di sacerdozio, un compleanno straordinario dedicato alla gente di una parrocchia la più grande della città con i suoi 10 mila abitanti di cui 40 proprio a servizio della Chiesa di San Giuseppe artigiano. Uno spaccato di vita intenso sempre vicino ai suoi parrocchiani ai problemi di quest’ultimi, interlocutore fermo e sobrio con la classe politica a secondo delle circostanze pronto sulle barricate per la risoluzione di problemi del quartiere, attento alla quotidianità dei più bisognosi e di un quartiere tra i più critici della città e di quanti affidano a lui i problemi di famiglia lavoro e quant’altro.

Il consigliere regionale Michele Petraroia facendo la storia del quartiere datato anni ’60 in area urbana dove prima non c’era nulla se non campi coltivati o aree incolte, racconta

“Nello spazio che separa il Convento dei Cappuccini dalla collina di San Giovannello, amministratori oculati progettarono un nuovo quartiere della città, dotandolo di servizi pubblici, scuole, ufficio postale, poliambulatorio, farmacia comunale, mercato coperto, biblioteca, centro sociale, case popolari e parrocchia. In quella che era campagna, sorse tra tre strade intitolate alla 1° guerra mondiale ( XXIV° Maggio, IV° Novembre e Via Piave ) il Quartiere CEP che per ironia della storia collocò la Parrocchia in una strada intitolata ad Antonio Gramsci posta tra le più appropriate Via Alcide De Gasperi e Via Don Luigi Sturzo. Dopo Don Antonio Perrino, in quello spazio anonimo che abbracciava le contrade di San Giovanni in Golfo, Feudo, Camposarcone e Colle dell’Orso, spingendosi fino alla zona industriale di Ripalimosani, arrivò Don Vittorio Perrella, originario di Monteverde una delle borgate più dinamiche e laboriose di Bojano. Forse l’intitolazione della nuova Parrocchia a San Giuseppe Artigiano traeva spunto dalle numerose attività imprenditoriali allora presenti, dal Caseificio Foreste Molisane, alle Officine Di Iusto, alla fabbrica di bibite Iorio, ai Pastifici La Molisana e Guacci, fino alle numerose botteghe artigiane, esercizi commerciali e aziende agricole e zootecniche dell’agro.

Don Vittorio Perrella è stato uno dei principali protagonisti della trasformazione di quel posto anonimo in un luogo vivo che si è dato un’identità condividendo gioie e dolori, nascite e morti, aperture di nuove fabbriche e vertenze aziendali. Concreto, pragmatico ma allo stesso tempo vicino alle famiglie, attento al disagio e pronto a battersi per i propri convincimenti, Don Vittorio non ha mai fatto sconti a nessuno. Quando arrivò la Preside della Montini era la Mescia Antignani, figura di grande autorevolezza in città, alle case popolari era molto forte il PCI che non per nulla fece arrivare al CEP Enrico Berlinguer per sostenere la battaglia dell’acqua in una storica visita alla città. Nel quartiere abitava l’indimenticabile Francesco Fagliarone notissimo diffusore de L’UNITA’, il quotidiano del partito, ed i principali esponenti comunisti a cominciare da Augusto Massa erano di casa al CEP. Don Vittorio ha assistito alla scomparsa sia della presenza socialdemocratica nelle case popolari che a quella potentissima della DC, ha visto sparire la sinistra e indebolire sia la Coldiretti che il sindacato. E’ rimasto per 40 anni un riferimento per le persone, per gli amministratori locali, per i parlamentari e per tutti coloro che potevano o dovevano avere a che fare col Quartiere.

Convinto assertore delle proprie posizioni conservatrici non esitò a mettere a disposizione la Chiesa di San Giuseppe agli operai del Pastificio La Molisana in anni in cui si lottava per non far chiudere la fabbrica e accolse Gugielmo Epifani in una riunione in cui la tensione per la perdita del posto di lavoro si tagliava col coltello. Fustigatore dei politici che non mantengono gli impegni, Don Vittorio ha unito campagna e città, promuovendo molteplici iniziative di cooperazione tra i residenti di Feudo-Camposarcone ed il Quartiere. Si è ritrovato a vivere il dolore per tanti lutti improvvisi e strazianti avendo sempre una parola di conforto per le famiglie, anche nelle ore più difficili e nei momenti più tragici. Una sicurezza per tutti, un interlocutore che c’è, un protagonista del nostro tempo, una figura che come tutti noi, tra errori, vittorie e sconfitte, limiti e generosità, ha accompagnato il cammino di centinaia di famiglie. Per questo non si può che ringraziarlo per esserci stato, a modo suo, con i suoi tratti e le sue idee, ma sempre presente, anche oggi con i suoi anni è sempre lì con lo sguardo che ti scruta nel mentre non si perde d’animo e ti dà coraggio davanti la bara di un ragazzo che non c’è più”.                                  

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