VENAFRO – 15 marzo 1944, mantenere viva la memoria per cercare la pace

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COMMEMORAZIONE – Anche quest’anno, a 74 anni dal tragico bombardamento, la città di Venafro ha ricordato le sue vittime in una solenne commemorazione.

Medaglia d’oro al Merito Civile, la comunità venafrana dovette affrontare ben due bombardamenti: nell’ottobre del 1943 e il 15 marzo 1944, due stragi nelle quali persero la vita centinaia di civili. Oggi, a cominciare dal Palazzo Comunale, un corteo di cittadini e istituzioni ha attraversato la città per depositare le corone d’alloro e onorare il ricordo di tutte le persone morte in quei giorni difficili, quando la democrazia tentava di imporsi sulle barbarie nazifasciste.

“Il messaggio che le vittime della guerra ci hanno lasciato – ha detto il rappresentante dell’Associazione mutilati e invalidi civili – è quello di cercare la pace. Mantenere viva la memoria di quanto è accaduta è un’esigenza, non solo storica, ma morale. Invochiamo la fine di ogni guerra e di ogni violenza per evitare altre vittime innocenti. Non c’è futuro senza memoria, non c’è pace senza memoria”.

In piazza Vittorio Veneto sono stati ricordati i nomi di tutte le vittime che tra l’autunno del ’43 e la primavera del ’44 persero la vita. Il sindaco Antonio Sorbo, a nome di tutta l’Amministrazione Comunale, ha consegnato ai familiari dei soldati venafrani caduti in guerra un attestato di benemerenza alla memoria.

“Quest’anno l’Amministrazione Comunale – ha detto Sorbo – ha deciso di ricordare anche quei soldati che non sono tornati vivi a casa, che hanno lasciato figli piccoli e mogli che non hanno mai più potuto riabbracciare, che hanno dovuto abbandonare sogni che non hanno mai potuto realizzare, speranze che non hanno potuto coltivare”.

“La storia – ha proseguito il sindaco – ci racconta che la mattina del 15 marzo 1944 a seminare la morte tra le strade della nostra città furono gli alleati, i quali per errore lasciarono cadere le loro bombe su Venafro, scambiata per Cassino. I testimoni che sopravvissero ancora ci parlano dello strazio e del dolore che si impadronirono di ogni angolo della città. Lo stesso strazio che oggi cogliamo nello sguardo dei bambini che in questo preciso istante sono sotto la minaccia delle bombe in Siria o stanno tentando di sopravvivere a una delle tante guerre che si combattono nel cuore dell’Africa”.

“Conoscere la storia – ha concluso – significa non ripete quegli errori, non dobbiamo stancarci mai di parlare di pace alle nuove generazioni”.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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