POST VOTO – Mons. Bregantini a tutto campo. Proponiamo: facciamo anche un partito della Chiesa!

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CAMPOBASSOE’ un Bregantini senza peli sulla lingua quello che si coglie nel commento alle elezioni regionali che a nostro avviso sfora anche fuori misura quando si avventura in considerazioni di ordine politico su cose e uomini che dovrebbero stare lontane dalle valutazioni di un pastore cattolico e cristiano. Ma questo evidentemente avviene crediamo, perché una scossa all’animo e all’orgoglio, l’ennesima, rivolta a quanti venuti fuori dalle urne di domenica, possa stimolare ad operare o a prodigarsi per cambiare rotta nella gestione della cosa pubblica in nome di una “compassione” cristiana soprattutto laddove un diffuso e inesorabile disagio sociale e una evidente e disperata rassegnazione trovano la loro conclusione soltanto in un voto. Di speranza e di illusioni. Tradito e capovolto, inoltre, da chi lo usa per sè traendone benefici. Non è solo la Sinistra che è venuta meno, come sottolinea l’arcivescovo Bregantini, è l’intera politica e l’uomo che si mette il vestito della politica sono  le coalizioni di governo locali e nazionali che si sono susseguite sino ad oggi. Un bagno di umiltà e di responsabilità dell’uomo e della politica che sfilano sulla stessa passerella, attraverso  una partecipazione  e selezione popolare aperta a tutti, è necessaria e qui potrebbe intercedere, non interferire, anche la Chiesa. La scelta degli uomini a guidare questo grande e innovativo processo non politico ma soprattutto umano e sociale va affrontato con l’individuazione di persone di grande spessore cattolico laico e professionale lontane da qualsivoglia interesse personale o conflitti di interesse , “malate” di solidarietà e vaccinate contro il menefreghismo.  E allora se fosse così facciamo anche un partito della Chiesa!

Il direttore

“Valiamo in quanto regione non solo per uno spazio di una settimana. Il Molise è una terra che dobbiamo rendere attrattiva.”

E’ il primo commento dell’arcivescovo metropolita del Molise SE  Mons. Giancarlo Bregantini rilasciato alla Radio Vaticano.

E poi prosegue

 “Non c’è stata l’affluenza in cui credevamo. Ci si aspettava maggior forza dei Cinque Stelle, forse la realtà nazionale ha influito perché è diventata un monito al M5S ad essere concreti, a fare programmi più precisi. La Destra ha vinto perché aveva tantissimi partiti attorno, e quindi per motivi legati soprattutto ai legami familiari ha avuto la meglio. Mi aspettavo ci fosse un ricambio maggiore, sulle scelte probabilmente hanno influito le vecchie logiche di amicizia. E’ il limite di questa esperienza. Però al di là di questo aspetto, la dialettica penso che sarà molto innovativa, dobbiamo certo molto molto lavorare, insieme”.

Ed ecco anche un giudizio anche politico piegato su una Sinistra che è mancata nel suo compito

“La crisi della Sinistra era prevedibile vive un momento difficile a livello nazionale, non ha ancora espresso un candidato adeguato capace di rafforzarla fino in fondo, coagulando tutto. E’ un momento, questo, di purificazione certamente necessaria, anche perché i precedenti nomi della Sinistra che hanno guidato la Regione hanno operato bene ma forse la gente, il popolo non lo ha recepito abbastanza. Adesso dobbiamo progettare il futuro. Ieri, in occasione della festa patronale di S. Giorgio, ho fatto riferimento molto alle due insidie indicate dal Papa nel cammino verso la Santità nella Gaudete et exsultate. Lui invita a fare attenzione allo gnosticismo, tipico di chi sa tutto, e al populismo, che porta spesso le matrici culturali di chi crede di avere tutto in mano, è il pelagianesimo. Abbiamo pregato affinché si creino non spazi di possesso ma spazi di dialogo e di speranza comune”.

I fuochi d’artificio delle promesse elettorali non servono ora i fatti

“Noi siamo rimasti stupiti di questo interesse sovraccaricato nei confronti della realtà elettorale. E’ necessario fare in modo che non siano fuochi di artificio, non ne abbiamo affatto bisogno! Occorre invece una attenzione identitaria dall’interno e poi una attenzione che da Roma, dalla realtà nazionale giunga a beneficio di tutti noi. E’ importantissimo che noi riusciamo a cogliere anche da questo momento il fatto che siamo preziosi, non solo per lo spazio di una settimana, valiamo in quanto regione. E’ un popolo sano, quello molisano, il Molise è forse la Regione con meno delinquenza e meno inquinamento in tutta Italia. Sono dati confortanti ma è una terra che dobbiamo rendere attrattiva. In questa ottica, come vescovi di questo territorio, abbiamo realizzato un documento unitario in cui abbiamo posto al centro i borghi, le realtà interne. Attorno ruota l’esperienza magnifica dei singoli ambiti (famiglia, giovani, chiesa, strade, terra, industria, scuola, salute, cultura, turismo) che dobbiamo fortificare. Se ci sarà questa unitarietà il Molise crescerà. Questo è il messaggio che noi lanciamo alla politica. E credo che su questo, ci auguriamo, saremo capaci di tallonare chi ha vinto le elezioni, in maniera diretta, per stare accanto a loro e marcarli a vista”.

Sulla corruzione

“La corruzione più grande credo che sia rinchiudersi nei risultati elettorali. Dire che si basta da soli. La corruzione nasce dall’egoismo. La corruzione non si vince solo con le misure legislative, ma dando vigore agli ideali, cambiando aria nelle nostre stanze. Abbiamo bisogno di vette alte, belle e luminose. Così si può vincere il passo lento, stanco e corrotto del viandante. Viviamo in un Sud che dobbiamo considerare un giardino e amarlo nella sua fragilità. Vogliamo una politica di popolo, di terra. I volti non sono molto cambiati, bisogna dirlo con sincerità, però mi pare che quello che è cambiato un po’ l’impostazione di fondo. Su questo ci impegneremo”.

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