VENAFRO – Protesta di migranti, bloccato il treno per Isernia

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CRONACA – Mattinata calda a Venafro.

Alla stazione di Venafro il treno proveniente da Roma e diretto a Campobasso è stato bloccato a causa del tentativo, da parte di una ventina di migranti, di salire senza biglietto sul treno. Gli stessi migranti si sono resi protagonisti di nuovo occupando i binari e impedendo la ripartenza del treno.

Il convoglio è stato fermo per una ventina di minuti.

Sul posto, a ristabilire l’ordine, sono intervenuti i carabinieri della Compagnia di Venafro allertati dal personale ferroviario, così il treno è potuto ripartire alla volta del capoluogo pentro.

Mentre, il gruppo di immigrati ha raggiunto la caserma di via Maiella per chiedere aiuto ai Carabinieri affinché venga affrontata e risolta la loro situazione, magari con il provvisorio trasferimento in altre strutture in attesa che la posizione tra Prefettura e Cat possa essere chiarita. Il gestore del Cat -a quanto pare- lamenta il mancato accreditamento dei fondi ministeriali da diverso tempo.

Provenienti da ogni parte dell’Africa, i 27 profughi sono a Venafro in un cat di via Bonifica Integlia da un anno, ma negli ultimi mesi la situazione -raccontano- è precipitata.

Pare che i migranti, volevano raggiungere Isernia per protestare contro le “condizioni disumane” in cui sono costretti a vivere ormai da diversi mesi.

Infatti, il loro intento era manifestare davanti al Palazzo della prefettura allo scopo di informare il Prefetto Fernando Guida, circa le difficoltà che stanno vivendo.

Si sentono completamente abbandonati, per di più non riceverebbero neanche il cosiddetto Pocket Money (€ 2,5 pro capite/gg fino ad un massimo di 7,5 per nucleo familiare, corrisposti dal Ministero dell’Interno) senza acqua calda e con un solo bagno funzionante per 27 persone oltre al cibo scadente. Lamentandosi di sentirsi trattati peggio dei cani.

Senza soldi, molti di loro rifiutano di chiedere l’elemosina e sono così obbligati a racimolare vestiario e cibo nei cassonetti dell’immondizia.

“Siamo uomini non Euro”, “Esseri umani non Business” riportavano alcune scritte sui loro cartelli.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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